La Nuova Sardegna

La protesta a Capo Frasca: tensioni e mini-invasione

di Pier Giorgio Pinna
La protesta a Capo Frasca: tensioni e mini-invasione

Un lungo assalto pacifico, ma che in diversi momenti ha rischiato di degenerare Alla fine del sit-in alcuni manifestanti hanno sfondato la rete e lanciato pietre e fumogeni

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INVIATO A CAPO FRASCA. Assalto finale a sorpresa dopo il sit-in di protesta. Niente gravi disordini. Ma c'è stato un momento nel quale la situazione ha rischiato di degenerare. Invasa con bonghetti, striscioni e bandiere indipendentiste l'area logistica all'ingresso del poligono.

Trecento manifestanti della marcia contro le servitù militari - tra le 19.20 e le 19.30 - hanno sfondato parte del reticolato eretto a protezione del distaccamento. Poi, poco prima delle 20, alcuni ragazzi con cappucci neri calati sulla testa per evitare di venire ripresi dalle telecamere hanno rotto con un paio di sassi il lucchetto della catena che consentiva la chiusura della carraia d'accesso, E, al grido di “Entrata libera”, hanno invitato tutti a entrare. Alcune decine di dimostranti sino a quel momento rimasti all’esterno hanno aderito all'invito. Altri invece hanno visto il blitz improvvisato come una provocazione e hanno preferito allontanarsi. Altri ancora - molti erano ragazzi, anziani, vecchi con stampelle, persino genitori con bambini in braccio o a cavalluccio - hanno lasciato via via la base. A tarda sera solo un gruppo di poche decine di militanti continuava a fronteggiare i reparti di polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Tutti erano stati schierati all'interno della struttura militare per evitare nuovi sconfinamenti in maggiore profondità, raid verso i terreni a mare dove si svolgono le esercitazioni a fuoco.

All'irruzione seguita al presidio pomeridiano non hanno partecipato dirigenti dei movimenti, né rappresentanti dei partiti che hanno aderito alla manifestazione. Tutti consapevoli, evidentemente, dello strappo che la violazione avrebbe determinato.

Allegri e senza mai venire travolti da paure e tensioni, anche per la composta reazione delle forze dell'ordine che in precedenza si erano limitate a sparare qualche fumogeno verso l'esterno in risposta ai sassi lanciati da qualche manifestante, la gran parte dei militanti anti-basi nelle due ore di occupazione. Danze, suoni e canti si sono succeduti sin dopo 21.30, quando perfino i dimostranti decisi a tenere la posizione sino all'ultimo momento hanno scelto di andar via scandendo anti-militaristi. Alle 22 era tutto finito.

«Mi è sembrata un’occupazione dal sapore soltanto simbolico e comunque sempre pacifica, sino alla sua chiusura – ha commentato davanti all'ingresso del poligono lo scrittore Alberto Capitta, mentre i giovani per andar via continuavano a sciamare verso la stradina che li portava alla provinciale –. Del resto il sistema non ti permette di “entrare” senza rompere certi margini. Io a ogni modo ho visto soltanto ragazzi e anziani cantare e scandire frasi di protesta contro la presenza delle basi in Sardegna».

Una manifestazione che si era svolta nella massima serenità, sotto lo sguardo attento delle forze dell’ordine, rimaste impassibili anche nei momenti di maggiore tensione.

Sino al momento dell’irruzione nell’area logistica, la stessa dove giorni fa aveva pernottato il deputato di Unidos Mauro Pili in attesa di poter visitare l'interno del poligono di Capo Frasca, nessun incidente di rilievo aveva segnato una giornata tranquilla e del tutto serena.

Prima di mezzanotte né la questura né i carabinieri avevano fatto sapere se i protagonisti del blitz saranno denunciati. Nessun comunicato ufficiale neppure dall’aeronautica.

Negli attimi che hanno preceduto l’esodo volontario da Capo Frasca qualcuno dei dimostranti non ha esitato a rivolgere insulti contro le agenti e militari. E cantando un brano di Fabrizio De Andrè ha poi gridato uscendo dalla base. «Fatevela spiegare perché intanto voi non la capite».

Mentre gli avieri riparavano il cancello e ripristinavano il reticolato, sulla recinzione sono rimaste due lenzuola bianche: «Sì alle terre arate, no alle forze armate».

Sul piazzale, lattine e bottiglie di birra, striscioni distrutti, una montagna di mozziconi di sigarette.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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