Primo giorno di scuola nell’isola è già emergenza
A Sassari al liceo Castelvì mancano nove aule: gli alunni costretti ai doppi turni La preside: «Colpa della Provincia». Ieri gli studenti sono scesi in piazza
SASSARI. Ieri nell’isola è suonata la prima campanella dell’anno. E come sempre le scuole si trovano ad affrontare i soliti problemi. Vecchi e nuovi. Se a Olbia, a quasi un anno dal 18 novembre, gli studenti sono costretti ancora a fare i conti con i danni dell’alluvione, a Sassari i problemi maggiori riguardano la mancanza di aule. Tanto da costringere alunni e insegnanti a eclatanti forme di protesta.
Hanno fatto lezione in cortile, poi in palestra e nell’aula magna, ieri sono scesi in piazza per protestare, e da domani gli studenti del liceo Margherita di Castelvì di Sassari saranno costretti ad arrangiarsi facendo i doppi turni e pranzando a scuola. Tutto questo perché nella sede e nelle due succursali dell’ex istituto magistrale, al suono della prima campanella dell’anno, alunni e professori erano tutti presenti, ma all’appello mancavano nove aule. Il boom di nuove iscrizioni registrato già a gennaio, ha reso troppo piccola la sede di via Manno per 1560 ragazzi e 65 classi, creando un’emergenza ampiamente annunciata per 226 studenti, ritrovatisi senza un banco. La Provincia, proprietaria e responsabile del patrimonio edilizio scolastico, pochi giorni prima dell’inizio delle lezioni, aveva avanzato la sua proposta per risolvere l’emergenza: sei delle classi senza fissa dimora, avrebbero potuto accomodarsi nella scuola di via De Carolis, in condominio con otto classi del tecnico commerciale Dessì; le altre tre classi avrebbero trovato casa nella scuola media attigua al liceo, che di classi del Castelvì ne ospita già 14. Una soluzione che la preside, Cristiana Piazza, ha bocciato senza appello: «Sarebbe una follia. Il nostro liceo ha già tre plessi, non posso organizzare il lavoro dei docenti costringendoli al gioco delle quattro cantonate. Inoltre i ragazzi non potrebbero essere controllati e le aule pulite perché non ho abbastanza bidelli per poter coprire quattro plessi». Oggi la dirigente riunirà il collegio dei docenti per illustrare la sua soluzione: un’ora in meno di lezione (4 invece di 5) e doppi turni per dieci classi, dalle 8,25 alle 12,20 e dalle 12,35 alle 16,25. A nulla sono serviti i rimbrotti dei due assessori provinciali Rosario Musmeci (Istruzione) e Mario Campus (Edilizia scolastica), indicati dalla preside come i responsabili del pasticcio, «dall’aprile scorso ho comunicato alla Provincia che quest’anno avremo avuto bisogno di più aule», e che ieri mattina hanno incontrato una delegazione degli studenti che assediavano il Palazzo della Provincia armati di slogan e tamburi. I due amministratori hanno spiegato ai ragazzi che la soluzione alla mancanza di aule c’è, ed è quella indicata una decina di giorni fa alla preside. Tra l’altro sarebbe anche una soluzione temporanea, perché, hanno assicurato, «tempo uno, due mesi al massimo, e l’intero edificio della sede di via De Carolis sarà completamente a disposizione del liceo, che potrebbe così dislocare le sue sezioni in due soli plessi». Questo perché le otto classi del commerciale Dessì dovrebbero essere trasferite nella sede centrale di via Monte Grappa, dove si stanno ultimando dei lavori di ristrutturazione. Per i docenti del Castelvì si tratterebbe quindi di fare i pendolari tra i quattro plessi per un paio di mesi, ma la preside non si fida delle parole: «Non mi fido delle soluzioni tampone, io devo garantire ai miei studenti il regolare svolgimento delle lezioni in ambienti salubri e sicuri sotto tutti i punti di vista. Finché non avremo queste sicurezze, per me l’unica soluzione è adottare i doppi turni». Un gioco delle tre carte che oltre a riversare sugli studenti ogni disagio, è l’esempio più lampante della cronica emergenza con cui inizia il nuovo anno scolastico in Sardegna.
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