La Nuova Sardegna

Difesa: meno servitù, restano i poligoni

di Alessandro Pirina
Difesa: meno servitù, restano i poligoni

Il sottosegretario Rossi: «Lavoriamo a un accordo per la riduzione parziale. A breve il ministro farà visita nell’isola»

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CAGLIARI. Il governo apre a una riduzione delle servitù militari nell'isola. Ad annunciarlo è il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, ai microfoni di "Radio anch'io", la trasmissione mattutina di Radio 1 in cui ieri si parlava appunto delle basi sarde della discordia. Dal processo Quirra alla manifestazione di Capo Frasca. Un'ora di diretta in cui un esponente del governo, per la prima volta, ha parlato di una possibile diminuzione delle basi in Sardegna. «Non è utopistico. Con la Regione abbiamo avviato un percorso a 360 gradi con un'analisi sulla riduzione parziale dei poligoni, sull'ambiente e sulla salute in sinergia con il territorio – ha affermato Rossi –: credo ci siano tempi per lavorare bene. E anche le bonifiche sono parte pregnante di questo processo».

Dunque, Roma si dice pronta a tagliare la presenza militare nell'isola. Una presenza più che ingombrante, visto che sulla Sardegna grava il 65 per cento dei poligoni presenti sull’intero territorio nazionale. Ma ridurre non significa eliminare. E, infatti, poco dopo il sottosegretario precisa che i militari non lasceranno la Sardegna. Anzi. «Occorre fare un discorso di carattere generale – ha spiegato Rossi, generale in licenza straordinaria in seguito alla sua elezione in Parlamento –. La nostra nazione è all'interno di alleanze internazionali, e oggi siamo in un momento particolare che vede necessità maggiori di difesa con le situazioni che vanno dall'Ucraina fino al Medio Oriente. Occorre prendere atto che questo Paese ha bisogno di forze armate che hanno valore solo se sono addestrate, se no si stanno spendendo invano le risorse dei cittadini. E se queste forze armate vanno addestrate, vanno addestrate nei poligoni. Il punto è stato affrontato da questo governo in maniera seria e dopo 30 anni a giugno ha indetto la seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, con le tre regioni interessate: il Friuli, la Puglia e la Sardegna».

Già, la conferenza in cui il governatore Francesco Pigliaru, a differenza dei colleghi presidenti Debora Serracchiani e Nichi Vendola, rifiutò di firmare il protocollo d'intesa con il ministro Roberta Pinotti. Un no dettato dalla mancanza di garanzie sulla riduzione delle servitù. «Ma la Sardegna – ha tenuto a precisare Rossi durante la trasmissione radiofonica – non si è rifiutata di firmare ma ha solo fatto notare alcuni punti. E la Difesa ritiene queste osservazioni un punto di partenza del dialogo».

A questo proposito il sottosegretario ha annunciato che a breve o lui o il ministro saranno nell'isola per un confronto con il presidente Pigliaru, un mese dopo il blitz a sorpresa della Pinotti a Teulada e alla Maddalena che rischiò di provocare uno scontro istituzionale tra governo e Regione. «Ci sono contatti e concorderemo insieme una data per cercare di contemperare le esigenze della Sardegna e quelle della Difesa», ha aggiunto Rossi, nel confermare la visita nell’isola nei prossimi giorni. Nel faccia a faccia si affronterà anche la questione della prevenzione, soprattutto alla luce dell’incendio scoppiato il 4 settembre a Capo Frasca durante un’esercitazione di aerei tedeschi. «Cercheremo di mettere in campo ulteriori accorgimenti come osservatori permanenti all'interno dei poligoni, con monitoraggi maggiori per l'ambiente e la sicurezza del personale e delle persone che vivono intorno ai poligoni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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