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Uccisa e messa in freezer, il pubblico ministero: «Ergastolo per Caria»

di Nadia Cossu
Uccisa e messa in freezer, il pubblico ministero: «Ergastolo per Caria»

La requisitoria del pm ribadisce tutte le accuse. Il 35enne di Berchidda si è proclamato innocente

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SASSARI. «Ergastolo per Giulio Caria». Al termine della requisitoria durata quasi tre ore il pubblico ministero di Bologna Maria Gabriella Tavano ha chiesto l’ergastolo per il 35enne di Berchidda accusato di aver ucciso, nel giugno dello scorso anno, la 39enne commercialista Silvia Caramazza, e di averne nascosto i resti in un freezer nell’appartamento in cui lei viveva, a Bologna. Pesantissima l’accusa a suo carico: omicidio aggravato dall’aver agito con crudeltà, dallo stalking e dall’occultamento di cadavere.

Le richieste sono arrivate ieri mattina nel processo che si sta celebrando con rito abbreviato davanti al giudice Gianluca Petragnani Gelosi. Prima della requisitoria l’imputato, difeso dagli avvocati Agostinangelo Marras e Savino Lupo, ha rilasciato una breve dichiarazione: «Sono innocente e affido ai miei difensori tutte le argomentazioni a mia discolpa».

In seguito è toccato alle parti civili mentre le arringhe della difesa sono attese per domani, giorno in cui potrebbe arrivare la sentenza. Il sostituto procuratore aveva definito «condotte di persecuzione» quelle che l’uomo aveva messo in atto nei confronti della donna di 39 anni che diceva di amare. Microspie a casa e persino nella borsetta per seguire ogni spostamento. Controlli alle mail della fidanzata che venivano «raggirate – così aveva scritto il pm – simulando l’intervento di inesistenti investigatori privati». Fino ad arrivare al 6 giugno del 2013 quando Caria secondo l’accusa avrebbe telefonato «a Linea Distribuzione spa (società che si occupa dell’erogazione del gas a Pavia) per segnalare una finta fuga di gas nella casa dove la vittima viveva temporaneamente, al fine di suscitare in lei turbamento e paura, ingenerando con tali condotte nella vittima il fondato timore per la sua incolumità».

Il pm elenca questi comportamenti per arrivare all’omicidio. Riferendosi a Caria e alla sua compagna, il sostituto procuratore Tavano scrisse che «ne cagionò la morte a seguito di trauma aperto del cranio (...) prodotto da almeno sette colpi inferti con un corpo contundente (...) occultando poi il cadavere all’interno di un freezer acquistato e posto successivamente all’omicidio nella camera da letto dell’abitazione dove conviveva con la vittima, al fine di conseguire l’impunità del delitto». Con le aggravanti «di aver agito con crudeltà avendo infierito rabbiosamente e con particolare efferatezza sulla vittima fino a massacrarla manifestando assenza completa di ogni sentimento di pietà e compassione».

La scomparsa di Silvia Caramazza era stata denunciata da due amiche in questura il 19 giugno del 2013. Quello stesso giorno Giulio Caria aveva detto alla polizia di trovarsi con la sua fidanzata a Catania. A quel punto la questura aveva fatto scattare un sopralluogo nel posto in cui l’artigiano di Berchidda aveva detto di essere con la compagna ma dei due non avevano trovato traccia. Dopo le ricerche – che durarono otto giorni – il cadavere di Silvia venne ritrovato dalla squadra mobile chiuso in un freezer in camera da letto nell’appartamento della donna.

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