La Nuova Sardegna

In canoa per affermare un diritto

La protesta del sindaco Roberto Tola dopo la diffida della coop La Bottarga

2 MINUTI DI LETTURA





POSADA. Quarantasette anni, geologo prestato alla politica, un cuore sardista che batte a sinistra, Roberto Tola non è nuovo a battaglie per l’ambiente. Lo scorso anno ha portato a casa la definitiva salvaguardia della pineta di Orvile, affacciata sull’omonima spiaggia: è tornata in mani pubbliche dopo che era passata in molte mani private, anche oscure, come quelle del clan del banchiere della mafia Michele Sindona. Sotto la sua guida, il Comune di Posada nel 2013 ha ricevuto a Torino il premio Urbanistica nella sezione “Equilibrio degli interessi”. Ora con la sua giunta affronta il nodo dello stagno.

Tutto comincia nel settembre dello scorso anno, quando il Comune riceve dalla coop La Bottarga un’offerta di vendita dello stagno per la somma di un milione di euro. Tola gira la richiesta alla Regione, ma nel frattempo porta avanti, di concerto con Legambiente, percorsi guidati nell’oasi naturalistica. Tramite il suo legale, la presidente della coop Maria Giuseppina Corda l’11 agosto di quest’anno diffida il Comune dal continuare: lamenta «una vera e propria campagna pubblicitaria e promozionale tendente a indirizzare verso tale area privata canoisti, escursionisti, fotografi, passeggiatori e visitatori di vario genere». Insomma, andate fuori da casa mia.

Per tutta risposta, il 18 agosto il sindaco di Tola indossa la fascia tricolore e a bordo di una canoa guida un piccolo corteo di ambientalisti e cittadini lungo lo stagno. E al grido «Le acque del fiume sono un patrimonio di tutti» pagaia da Su Tiriarzu sin quasi a Orvile. Poi emette un’ordinanza in cui rimarca che in quel tratto sono consentite «escursioni a piedi, in canoa o kayak, nel rispetto delle caratteristiche ambientali dei luoghi». E dà mandato di verificare l’effettiva proprietà da parte di un privato di un bene pubblico quale un fiume (gli stagni altro non sono che il delta del Posada). E dice polemicamente: «Nei giorni dell’alluvione del novembre scorso non ho visto la signora Corda impegnarsi nel ripristino dei “suoi” luoghi. E mi chiedo, visto che afferma in sostanza di essere proprietaria del fiume, se non debba essere lei a rifondere i danni che l’esondazione del Posada ha causato al territorio». Interpellata dalla Nuova, Maria Giuseppina Corda non ha voluto rilasciare dichiarazioni. (p.me.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Sanità in crisi

Non ci sono medici, la primaria chiude il Punto nascita: «Ho il dovere di tutelare le donne»

di Ilenia Mura
Le nostre iniziative