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Meridiana gela tutti: licenzieremo i 1.600

di Guido Piga
Meridiana gela tutti: licenzieremo i 1.600

A Olbia il presidente Marco Rigotti: decisione irrevocabile o la società fallisce In consiglio linea dura dell’azienda. Oggi incontro a Roma con il ministero

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OLBIA. «I licenziamenti ci saranno. Chi chiede di sospenderli, chiede la fine di Meridiana». La voce dell'Aga Khan ha gli occhialini, un volto piccolo, e una voce da milanese cresciuto nel mondo della finanza. Si chiama Marco Rigotti, è il presidente di Meridiana, e parla di sera in consiglio comunale a Olbia. Davanti alla istituzioni, ai sindacati, ai lavoratori. A nome dell'Aga Khan. Non ci sono dubbi. E se per caso ce ne fossero, in qualcuno, li dissipa subito: «Parlo per Meridiana ma - anche - per Akfed». Il fondo di Karim che ormai da anni copre le perdite della compagnia: 350 milioni di rosso solo negli ultimi quattro anni.

E le sue parole - pacate e fredde nella forma, ma durissime nella sostanza per chi le ascolta - lasciano pochissimo spazio alla trattativa che oggi comincerà a Roma - al ministero del Welfare - sui 1634 esuberi dichiarati dalla compagnia aerea e dall'hangar. Pochissima speranza alla richiesta della maggioranza dei sindacati (e poi anche del Comune e della Regione) di trasformare i licenziamenti in altri due anni di cassa integrazione. Altri due anni per salvare tutti i posti di lavoro (2101 i dipendenti in organico attualmente), e capire se Meridiana può avere un altro futuro. Anche se - in extremis, in serata - dietro le quinte uno spiraglio si sarebbe aperto: il ministro Lupi (Trasporti) potrebbe chiedere la sospensione della procedura dei licenziamenti. Per un po’, per capire meglio il dossier e le ipotesi alternative. Si vedrà.

Rigotti non lo sa e parte da lontano. Spiega che cosa è Akfed: «È un fondo in cui le uniche attività in perdita sono le compagnie aeree. Le altre sono in utile, ma i loro guadagni vengono usati per coprire le perdite di Meridiana. Ormai tutto questo è insostenibile». Lo è per l'Aga Khan, lo è per i suoi soci.

Poi Rigotti analizza Meridiana, la concorrenza, il mercato. E dice che negli anni a «ogni tentativo di cambiamento del sistema di business di Meridiana, si è contrapposta la chiusura delle categorie, in particolare di quella dei naviganti». Ed è come se il presidente voglia mettere i piloti e le hostess da una parte, gli amministrativi e gli operai dall'altra. Perché poi spiega che questa rigidità ha permesso ad altre compagnie di essere più competitive. Come le low cost. «In questo contesto aggressivo, il modello di Meridiana non regge più» scandisce.

Parole che feriscono la platea. Partono fischi, accuse, insulti; alcuni dipendenti abbandonano polemicamente l’aula consiliare. Altri dicono: “Ci uccidete per favorire Air Italy”. Rigotti della seconda compagnia del gruppo ne parla invece come di un’opportunità. Di business, certo: «Il 90% delle sue rotte fa ricavi; solo l’11% quelle di Meridiana». E forse anche di occupazione per chi il lavoro lo perderà nella compagnia madre. Un centinaio di posti potrebbero essere salvati così.

Ma al di là delle questione tecniche - su cui la differenza di vedute con i sindacati è assoluta - è la questione “politica” che emerge su tutto. È la volontà dell’azionista di cambiare registro. Radicalmente. «Quello dei licenziamenti è un passaggio doloroso - dice Rigotti - ma dobbiamo affrontarlo insieme: azienda, istituzioni, sindacati. Eluderlo, non serve a nulla. Rinviarlo, neppure».

Il presidente di Meridiana dice chiaramente: «L’azienda non è in grado di farsi carico del personale in eccesso (ovvero, di non licenziare, ndr). Chiederci questo, vuol dire chiederci la chiusura. E Meridiana non vuole chiudere. Sarà più piccola, ma esisterà. E sarà un bene della Sardegna». Infine, sulla proposta di altri due anni di cassa integrazione, è netto: «Prorogarla non è né tecnicamente né legalmente possibile». Quindi, che si lavori per avere i tre anni di ammortizzatori sociali per i licenziati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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