La Nuova Sardegna

Il cd di Gavino Murgia sulla mattanza

di Simone Repetto
Il cd di Gavino Murgia sulla mattanza

«A Carloforte è un rito antico, la sua scomparsa sarebbe un vero disastro»

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CARLOFORTE. Mettere in musica un concetto che riassume e valorizza almeno mezzo millennio di storia locale legata ad un particolare sistema di pesca, non è certo facile. Ci ha provato Gavino Murgia, col supporto di amici musicisti e dell'associazione Botti du Shcoggiu. Ed il risultato, a giudicare dai primi passi compiuti del progetto “L'ultima mattanza”, è senz'altro positivo. E' un lavoro quello di Murgia, inciso su disco insieme ai virtuosi strumentisti francesi Michel Godard e Patrice Heral, che vuole, con sapiente intreccio di fiati, percussioni, suoni e voci, denunciare il tramonto dell'antico rito della mattanza, attraverso cui, da secoli, a Carloforte hanno catturato il tonno rosso “di corsa”, per far posto ad una cattura “controllata”, con i tonni presi vivi e trasferiti in gabbioni galleggianti, destinati agli allevamenti di Malta. Con tanti saluti alla mattanza, al tonno di tonnara nelle pescherie locali e al lavoro di rais, tonnarotti e di tutti coloro che vivevano, fino a ieri, grazie alla sopravvivenza delle ancestrali “corride dei mari”.

Dopo oltre un anno di lavoro, al festival internazionale “Dall'isola, dell'isola di una penisola” Murgia ha presentato il disco, suonandolo dal vivo. Con grandi apprezzamenti. «La presentazione del mio ultimo lavoro è andata molto bene – ha detto soddisfatto Murgia - in un cornice straordinaria, per luoghi, calore e pubblico». Poi l'analisi tecnica del progetto: «Ho suonato con due compagni straordinari, con i quali, l'anno scorso, ho registrato il disco nel piccolo teatro della Bottega, grazie al sostegno dei Botti du Shcoggiu ed all'esperto fonico Marti Jane Robinson, americana di base in Sardegna. Fondamentali, sono state le tante collaborazioni locali, che hanno contribuito a produrlo e realizzarlo. L'idea è nata una mattina, insieme a Riziero Moretti dei Botti ed allo chef Secondo Borghero, mentre prendevamo un caffè sul lungomare di Carloforte. Si discuteva della scomparsa di alcune tradizioni per l'isola, come la mattanza. Così ho proposto di fare un disco, perché la musica deve anche aprire le coscienze e far pensare. Perdere un rito secolare come la mattanza sarebbe un disastro antropologico».

Nel cd c’è anche un omaggio a Sergio Atzeni. «In più di una occasione – ha ricordato Murgia – mi hanno chiesto di comporre musiche per eventi che lo riguardavano, così mi è venuto naturale dedicargli un brano nel luogo in cui è scomparso, l'isola. Il titolo, “Sulla terra leggeri”, descrive come lui immaginava l'antico popolo dei sardi, che vivevano in simbiosi con il proprio ambiente».

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