La Nuova Sardegna

Quinto gruppo, E.On chiede la proroga

di Gianni Bazzoni
Quinto gruppo, E.On chiede la proroga

La richiesta è stata presentata al Mise una settimana fa con la proposta di estendere l’autorizzazione per altri 24 mesi

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SASSARI. E.On continua a frenare sugli investimenti previsti nel sito di Fiume Santo, alcuni fondamentali per garantire la tutela ambientale e della salute delle popolazioni del territorio. Un atteggiamento non nuovo negli ultimi cinque anni e che emerge in maniera ancora più chiara in questa fase delicata della vendita degli asset italiani, compreso il polo energetico del nord Sardegna.

Il nuovo gruppo. La costruzione del nuovo gruppo a carbone fa parte degli accordi istituzionali, è legato all’abbattimento dei vecchi 1 e 2 (ormai fermi da tempo), al risanamento delle aree occupate e alla loro restituzione agli usi sociali (compreso un tratto di spiaggia). Dal 10 agosto 2009, quando è stato emesso il decreto di compatibilità ambientale del nuovo impianto, la multinazionale ha cominciato a tergiversare. E ha chiesto le proroghe. L’ultima è stata presentata al ministero dello Sviluppo economico mercoledì 17 settembre con la proposta di estendere l’autorizzazione di 24 mesi, quindi fino al 4 settembre 2015 (la precedente scadenza era 4 settembre 2013).

La scusa bonifiche. E.On evidenzia come scusa principale la questione delle bonifiche. Anzi, sottolinea il permanere «dell’intervenuta difficoltà realizzativa» in quanto per il “Progetto di bonifica unitario” non sarebbero pervenuti al Ministero i pareri istruttori da parte dell’Ispra, della Regione, della Provincia e dell’Arpa. Si tratta di atti fondamentali per consentire la stesura del Decreto ministeriale di approvazione del progetto. Senza il via libera al Progetto di bonifica e in assenza persino del Piano stralcio, la multinazionale tedesca lamenta di non avere potuto procedere con l’espletamento delle gare e l’assegnazione delle relative attività. Così, «persistendo la condizione ostativa all’avvio dei lavori», E.On ha chiesto l’estensione della proroga dell’avvio dei lavori di costruzione della nuova sezione a carbone fino a 24 mesi (nuova scadenza 4 settembre 2015).

Atto dovuto. Per il sindacato è un atto dovuto. «Ora si dovrà attendere la risposta dei tecnici del Ministero – afferma Massimiliano Muretti, segretario generale della Filctem-Cgil di Sassari – si tratta di un riferimento fondamentale che permetterà al territorio, ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali di continuare a battersi per garantire alla Sardegna un futuro industriale, economico e sociale, certo e di qualità».

Desolforatori. La notizia che preoccupa maggiormente in questo momento, però, è la frenata di E.On sugli investimenti per migliorare gli impianti di desolforazione. Attività necessarie per garantire una marcia costante e affidabile ai gruppi 3 e 4, nel rispetto dei limiti delle emissioni inquinanti stabiliti dalle normative per la tutela ambientale. Una situazione preoccupante: E.On avrebbe ipotizzato di non effettuare gli interventi previsti nel 2015. Un fatto grave che merita attenzione da parte degli organismi predisposti al controllo degli impianti. «L’ipotesi fatta dai manager – ha affermato Muretti – è che nel 2015 e nel 2016 Fiume Santo non sarà più redditizia (una valutazione fatta anche per il 2014 nel corso del quale E.On ha marginato oltre 100milioni di euro), e quindi non avrebbe senso spendere per rendere competitiva la centrale. Una posizione sconcertante che sembra trovare conferma anche nella volontà di procrastinare manutenzioni e revisione su settori fondamentali come le turbine».

Alibi. La Filctem-Cgil sostiene che E.On «sta costruendo una serie di alibi con l’intento di fare credere che gli impianti di Fiume Santo valgono poco e che saranno poco remunerativi. L’intenzione sarebbe quella di scaricare le inefficienze sul sistema elettrico sardo, nella speranza di ottenere lauti compensi dalla indispensabilità o da specifici contratti con Terna».

La Regione. Da qui l’invito alla Regione e agli Enti locali a essere parte attiva e informata, insieme al sindacato, dell’intero processo di vendita: «La Regione convochi E.On e pretenda risposte e rispetto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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