«Ai giovani diamo istruzione non biglietti»
Parla Carmelo Barbagallo, segretario aggiunto della Uil: l’isola non può vivere senza industrie
QUARTU SANT’ELENA. «Cosa chiediamo a questo governo? Per prima cosa che faccia meno danni possibili. Questa riforma sul lavoro è una riforma inutile. Renzi ha chiesto dove era il sindacato quando si creavano le condizioni per una precarietà sempre crescente. Noi lo sappiamo: eravamo in piazza a protestare. Lui dov’era, visto che si vanta di essere entrato in politica con i pantaloni corti? Quelle leggi non le ha fatte il sindacato. Le leggi le fanno i governi e il parlamento. Abbiamo chiesto un incontro a Renzi e Poletti, aspettiamo una risposta perché questa che vogliono fare è la riforma di Renzi non quella dei lavoratori». Carmelo Barbagallo, segretario aggiunto della Uil, successore di Angeletti, parla come un fiume in piena, a margine del 16° congresso della Uil Sardegna, nella hall dell’hotel Sighientu a Quartu Sant’Elena.
Lo scontro tra sindacato e governo è sull’articolo 18 ?
«Il presidente del consiglio dice che vuole abrogare l’articolo 18. Ma il vero problema è che vuole omologare al basso i lavoratori. Non vuole estendere le tutele a chi non le ha, le vuole togliere a chi le ha conquistate. Da Treu in poi i governi non hanno fatto altro che nuove riforme delle leggi sul lavoro creando nuovi precari. Non si rendono conto che l’Italia è un paese in via d’estinzione con l’indice di natalità più basso d’Europa. Ma perché una giovane coppia che ha come unica prospettiva la precarietà, dovrebbe fare figli?».
La proposta della Uil?
«Occorre una svolta epocale, un cambiamento radicale di mentalità. Bisogna garantire stabilità ai giovani che entrano nel mercato del lavoro e flessibilità in uscita agli anziani che non sono dei rottami e che devono essere reintegrati nel mondo del lavoro».
Il sindaco di Elmas ha deciso di pagare il biglietto aereo ai giovani che vogliono andare a lavorare all’estero. Cosa ne pensa?
«È sbagliato. Anche perché prima o poi arriverà il Renzi di turno a dire che non è necessario far studiare i giovani, visto che regaliamo le loro intelligenze al resto d’Europa. In giovani vanno tenuti qui, non lasciati andare via».
In Sardegna le industrie chiudono a Porto Torres, a Portovesme, a Ottana. Che futuro vede per l’isola?
«La Sardegna non può vivere senza industria. Non può puntare solo sul turismo. Deve poter contare su un’agricoltura di qualità, su un’industria sostenibile e su infrastrutture adeguate. Il governo propone di togliere gli ammortizzatori sociali. Ma agli operai dell’Alcoa cosa offre? La disperazione? Cosa offre al deserto industriale di Termini Imerese? Se chiude l’Ilva, tutti a casa e le bonifiche chi le fa, Babbo Natale? L’unico settore che esporta in Italia è l’industria manufatturiera e non è l’articolo 18 e il contratto nazionale che ferma gli imprenditori seri. Fare impresa nel nostro paese è un’impresa: 28 passaggi per aprire un’azienda, quando un’idea nuova è già vecchia il giorno dopo. Servono più investimenti dei privati e dello Stato. Non ci sono i soldi dicono. Ci sono: 180 miliardi di evasione fiscale, 70 miliardi di corruzione, 39 di costi della politica. Bisogna investirli».
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