Anna Tifu, una fuoriclasse del violino
La musicista cagliaritana conquista il pubblico del Comunale diretta da Alessio Allegrini
CAGLIARI. Due fuoriclasse nello strumento solista. Anna Tifu, ventottenne cagliaritana portento del violino, Premio Enescu 2007, allieva di Salvatore Accardo, e apprezzamento di pubblico e critica che valica i confini nazionali. Al suo fianco un primo corno solista di importanti compagini Alessio Allegrini, lui pure, nei giorni scorsi, sul palco del Comunale ma nei panni di direttore con musiche di Wagner e Brahms. Stavolta ha guidato Tifu e orchestrali nel «Concerto per violino» op.61 di Beethoven. Pagina tecnicamente meno impervia del «Concerto» di Sibelius eseguito, sempre per il Lirico, dalla Tifu nel 2012. Magari, sotto certi aspetti, più impegnativo relativamente all’interpretazione. Eppure, la protagonista non pare esser da meno su questo versante. L’espressività c’è tutta. Dove gestisce la dinamica con ondeggiamenti o balzi, dal “forte” al “piano” e viceversa, riesce a dare prospettiva al suono, profondità di campo. O nei fraseggi, nelle pause non affrettate, nel complessivo rispetto di “legati” e “staccati”. Nel “vibrato” sempre calibratissimo. O nel continuo ascolto dell’orchestra che la Tifu non perde mai di vista, mettendosi piuttosto in un rapporto di “primus inter pares”. Allegrini, dal canto suo, trova le sonorità migliori: accompagna, precede o commenta la parabola solistica del violino sempre con timbriche e volumi esemplari. La cavata degli archi è dosata finemente, con splendide, improvvise incandescenze dei violoncelli e dei contrabbassi, o certi pedali in “pianissimo” di tutta l’orchestra che scivolano via come seta. Ma, stranamente, lo stato di grazia raggiunto in Beethoven si perde nella Nona Sinfonia di Schubert. Qui Allegrini compie scelte più discutibili. Stacca tempi mediamente celeri, cui però non tiene testa in termini di attenzione al dettaglio. Troppa precipitosità, poco scavo del contrappunto laddove servirebbe, o al contrario, in alcuni momenti, qualche sottolineatura troppo pesante o personale (nei legni e negli ottoni) che non funziona. Più interessante «Inside», il lavoro commissionato a Riccardo Panfili. L’organico prevedeva solamente gli archi, più il clarinetto di Ivana Mauri e svariate percussioni suonate da Davide Mafezzoni e Pierpaolo Strinna, in una composizione breve ma ricca di sfaccettature che, stilisticamente, ricordava ora Andriessen ora Berio, a tratti Bartók e a tratti Penderecki, con sprazzi ritmici alla Bernstein e qualche atmosfera alla Castagnoli. Buona prova mercoledi del violinista Stefan Milenkovich e Srebrenka Polijack al piano con musiche di Ravel, Debussy, Gershwin e Ciajkoskij.
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