La Nuova Sardegna

Omicidio Dore, nuova perizia sul nastro

di Valeria Gianoglio
Omicidio Dore, nuova perizia sul nastro

Affidato l’incarico per cercare altre tracce di dna sullo scotch con cui venne uccisa la vittima: il reperto arriverà da Roma

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NUORO. Docente universitario di medicina legale, direttore della scuola di specializzazione di Cagliari e Sassari, autore di alcune delle perizie di medicina forense più importanti fatte in Sardegna, ma non solo. Sarà Ernesto D’Aloja, a partire dal prossimo 6 ottobre, giorno nel quale nell’istituto di medicina legale al policlinico universitario di Sestu preleverà il Dna dall’edicolante gavoese Antonio Lai, a confermare o a smentire, attraverso le sue analisi, quanto il consulente della difesa di Francesco Rocca, Andrea Maludrottu, biologo e genetista forense, ha già stabilito nei suoi corposi accertamenti scientifici. Ovvero che nel nastro adesivo che il 26 marzo del 2008 ha avvolto la mano sinistra di Dina Dore, c’era la traccia biologica di un consanguineo, in linea femminile, di Antonio Lai, papà del superteste Stefano Lai.

Sessanta giorni di tempo. Toccherà a D’Aloja, dunque, nei sessanta giorni di tempo richiesti a partire dal 6 ottobre, stabilire se davvero tra i consanguinei, in linea femminile, di Antonio Lai, si nasconda il killer che ha ucciso la povera casalinga gavoese.

«Senta, signor Lai, lei dà il consenso al prelievo del Dna? Le ricordo che se non lo dà, dovrò disporlo in modo coattivo», dice ieri mattina il presidente della corte d’assise Antonio Luigi Demuro. «No, presidente, nessun problema, dò il consenso al prelievo. Segnatemi su un foglio dove e quando mi devo presentare», risponde Antonio Lai, seduto affianco al pm Danilo Tronci.

La perizia si farà, dunque, e si dovrebbe concludere entro il 6 dicembre ma data l’urgenza di concludere il processo e la gravità dei fatti contestati, la corte ha chiesto al perito di presentarsi tra due settimane per illustrare in aula la risposta scientifica al primo quesito che gli è stato posto dai giudici: se il Dna prelevato sul nastro adesivo, quello battezzato come “Ignoto 1”, sia compatibile o meno con un parente stretto di Antonio Lai.

La “linea femminile”. Mentre nelle successive fasi della sua analisi, il docente universitario potrà approfondire altri aspetti dello stesso Dna.

Accogliendo, infatti, quanto ha chiesto, come integrazione la stessa difesa con il consulente Maludrottu, Ernesto D’Aloja, sempre che le condizioni lo consentano, esaminerà anche il cosiddetto “Dna mitocondriale”, che permetterà di stabilire con molta più certezza l’eventuale consanguineità rispetto ad Antonio Lai in linea femminile.

Il nastro non analizzato. Ma al di là del mero dato scientifico e del dialogo in aula tra i due scienziati, D’Aloja e Maludrottu, la vera notizia di ieri è un’altra ed è stata sottolineata dalla stessa corte d’assise. A sei anni dall’omicidio di Dina Dore, infatti, e quando si pensava che gli inquirenti avessero esaminato davvero tutti i reperti prelevati nel 2008 nel garage dell’omicidio, si scopre che invece che il nastro adesivo utilizzato dagli assassini per incerottare Dina Dore sia stato analizzato solo in minima parte. A spiegarlo è lo stesso pm Tronci, ieri mattina. «Quel nastro potrebbe avere ancora altre tracce – dice – quindi chiederei di esaminarlo tutto. Non l’abbiamo fatto prima per non compromettere l’accertamento».

«Portate da Roma il nastro». E prima che la difesa insorga, con gli avvocati Angelo Manconi e Piera Pittalis, in sostituzione ieri dell’avvocato Lai, è lo stesso presidente Demuro che prende la parola e dice: «Certo, se si fossero fatti prima questi accertamenti ... adesso, a processo già inoltrato ...». E subito dopo dispone che l’intero nastro, custodito nel gabinetto di polizia scientifica dello Sco di Roma, prenda immediatamente la strada della Sardegna perché Ernesto D’Aloja possa analizzarlo nella sua interezza. E nessuno può escludere al momento che sulla sua superficie si possano trovare altre preziose tracce di Dna, e quindi le tracce per trovare il o i killer di Dina Dore.

«Ci si ricorda solo adesso». «Per la difesa – dice l’avvocato Angelo Manconi – è offensivo che per ben cinque anni non sia stato analizzato tutto il nastro. Ci si ricorda solo adesso. È un’offesa alla giustizia».

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