Spunta il trentesimo guerriero dopo un riposo durato 27 secoli
Un’altra sensazionale scoperta: la statua è tra le meno danneggiate e sarà subito esposta nel museo È un pugilatore e presenta nuove caratteristiche, somiglianze con un bronzetto trovato a Viterbo
CABRAS. L’hanno trovato adagiato su un fianco, come se stesse riposando. L’ultimo gigante restituito alla luce dalla collina di Mont’e Prama è il più misterioso e uno dei più integri. Il trentesimo dei “colossoi”, come li chiamava il padre degli archeologi sardi Giovanni Lilliu, è un pugilatore, ma ha forme del tutto originali. Il disegno del guanto che ricopre il pugno non ha corrispondenza con gli altri già scoperti. E lo scudo è del tutto differente da quelli rinvenuti fino ad avantieri. I precedenti erano circolari. L’ultimo, allungato, protegge il fianco, dalla spalla all’anca.
Una gemma archeologica che ha evocato un parente illustre: «Ricorda il bronzetto della necropoli di Cavalupo, a Vulci, in provincia di Viterbo – ha spiegato Paolo Bernardini, docente di archeologia all’università di Sassari – In realtà potrebbe essere utile un confronto tra il guerriero di pietra e quello di bronzo». A stuzzicare l’interesse degli archeologi c’è un dettaglio che potrebbe fare la differenza: «Il bronzetto di Cavalupo porta in dote una datazione precisa: risale al nono secolo prima di Cristo.
Se le due opere dovessero davvero essere collegate in qualche modo, avere una data certa su cui lavorare sarebbe un ottimo punto di partenza», ha concluso il professore. Non è l’unica buona notizia per gli archeologi. L’intrusione dei tombaroli che aveva fatto scattare l’allarme rosso qualche giorno fa è stata ridimensionata: dalla tomba profanata non è stato portato via nulla. «Ne siamo quasi certi – ha confermato il responsabile degli scavi, Alessandro Usai – L’équipe di bioarcheologi guidata da Salvatore Rubino ha rinvenuto una parte del teschio, le ossa lunghe e una porzione di mandibola da cui è stato possibile estrarre alcuni denti». Saranno proprio i denti le parti da cui gli esperti proveranno a estrarre il dna dell’uomo (o della donna) che era stato seppellito nella necropoli qualcosa come 2700 anni fa. La caccia al filamento di codice potrebbe fruttare altre novità: il ceppo genetico dell’uomo o l’eventuale virus che ne ha causato la morte. Informazioni necessarie per ricostruire le vicende di una terra misteriosa che inizia restituire frammenti di certezze.
«Non ci sono tracce, per ora, del tempio ipotizzato, ma siamo sicuri che questo non fosse solo un semplice luogo di sepoltura», ha aggiunto Bernardini prima di affrontare un’altra teoria che si sta facendo largo: «Il complesso potrebbe essere stato distrutto dai cartaginesi. Abbiamo ritrovato frammenti di ceramica punica nella stessa zona da cui è saltato fuori l’ultimo gigante». Intanto, il pugilatore dovrà attendere qualche giorno prima di essere trasportato nel museo di Cabras, dove sarà subito esposto. Gli archeologi lavorano con attenzione e la presenza di una guardia armata durante la notte ha cancellato il timore di nuovi raid dei tombaroli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google