Marcia indietro, cade il black out sulle notizie
Dopo le polemiche, la Soprintendenza nomina un “coordinatore per la comunicazione”
CABRAS. È durata poco la consegna del silenzio. Anzi: dalla Soprintendenza dicono che si è trattato di un equivoco, che il blocco delle informazioni sugli scavi di Mont’e Prama non c’è mai stato. Un cambiamento, di certo, lo si è però registrato: ieri mattina è arrivata la nomina di un “coordinatore per la comunicazione”, che dovrà, appunto, coordinare l’attività di divulgazione delle scoperte che, di volta in volta, saranno fatte dagli archeologi, nell’area di Mont’e Prama. Per ricoprire questo ruolo è stato scelto Massimo Casagrande, archeologo.
«Il blocco delle informazioni, in realtà, non c’è mai stato – dice Casagrande –. Il testo della circolare ricordava solo che la comunicazione è di pertinenza della Soprintendenza. Ma non c’è mai stata la volontà di chiudere le comunicazioni. Anzi: si va nella direzione opposta: fornire una informazioni più puntuali e precise. Si vuole soddisfare la legittima curiosità di tutti».
Di certo gli archeologi si sono trovati a affrontare un assalto al quale probabilmente non erano preparati: «Siete diventati in tanti – dice ancora il coordinatore della comunicazione, riferendosi agli operatori dell’informazione che si stanno interessando a Mont’e Prama –. C’è grande attenzione da parte di tanti mass media».
Nessun blocco, quindi. Eppure la circolare della direzione regionale ha fatto discutere e creato reazioni nel mondo politico, in quello dell’informazione, tra i cittadini comuni, curiosi di conoscere quanto più è possibile sulle scoperte nell’area archeologica. Ma forse, nel “chiarimento” sul senso della circolare, ha pesato soprattutto il fatto che i partner della Soprintendenza in questa avventura hanno fatto sentire la propria voce. Università di Cagliari e Sassari, soprattutto. È stato pacatamente ricordato il contenuto del protocollo d’intesa firmato a maggio dalla Soprintendenza, dalle Università di Sassari e Cagliari, dal Comune di Cabras, dal Consorzio Uno e dalla direzione della casa circondariale di Massama.
Un protocollo d’intesa che innanzitutto sancisce un rapporto paritario tra Soprintendenza e Università, che di fatto co-dirigono la campagna di scavi. E poi stabilisce che la “diffusione delle conoscenze” deve essere rivolta anche al pubblico e con presentazioni anche in corso d’opera. Quindi, così come è avvenuto sinora, anche durante la campagna di scavi.
Il coordinatore assicura che il flusso di informazioni non si arresterà, ma sarà anzi più organico. Il sottosuolo di Mont’e Prama sembra possa riservare una serie di nuove scoperte anche in tempi rapidi: la nuova organizzazione della comunicazione sarà probabilmente messa presto alla prova.
@Petretto
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