La Nuova Sardegna

Onorato: «Tirrenia mi ha preso in giro»

di Alfredo Franchini
Onorato: «Tirrenia mi ha preso in giro»

Il proprietario della Moby non molla nella corsa al controllo della nuova compagnia. «Faccio trasporto non finanza»

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CAGLIARI. Vincenzo Onorato non ha intenzione di togliere il fiato dal collo della Tirrenia e così, dopo le mosse giudiziarie dei mesi scorsi, ieri ha comprato una pagina intera sui due quotidiani economici nazionali, Il Sole, e Milano finanza. Una pagina di denuncia. E se dopo la riunione del Consiglio d’amministrazione in cui aveva messo in mora l’amministratore delegato di Tirrenia, Morace, dicendo che quella compagnia stava prendendo in giro i sardi, stavolta è andato sul personale: «Io mi sento preso in giro», ha scritto sull’avviso pubblicato a pagamento dai quotidiani, «noi di Moby ci sentiamo presi in giro. Noi Onorato non facciamo finanza ma impresa; da oltre cento anni creiamo un bene che si chiama trasporto».

Il presidente della Moby, socio di maggioranza della Tirrenia, ricostruisce le vicissitudini della compagnia di navigazione, a partire dal 2011 quando lo Stato decise di aprire la compagine azionaria ai privati. L’idea fu quella di creare una compagnia in grado di competere sul mercato europeo, unendo le due maggiori società: Tirrenia e Moby. La strategia prevedeva sinergie che - dice Vincenzo Onorato - comportavano nuovo debito per Moby oltre alla rinuncia di Moby «a tutto vantaggio di Tirrenia ma giustificata dalle sinergie» delle linee Genova-Porto Torres e Livorno-Cagliari. Vantaggi per tutti, scrive Onorato nel comunicato: per i soci con il risparmio dei costi soprattutto nel carburante. Per i clienti in quanto il costo del biglietto sarebbe diminuito grazie alle economie di scala. Il proprietario della Moby accusa il socio, il Fondo Clessidra, un investitore finanziario che, come tale, ha per scopo quello di avere il maggior ritorno possibile dall’investimento finanziario. «Gli accordi sottoscritti con il sorriso, furono disattesi dopo poche settimane», afferma Onorato, «l’amministratore delegato della Tirenia si schierò con il socio finanziario e, in breve tempo, la Tirrenia divenne il peggior nemico di Moby». Insomma dalle possibili nozze delle due compagnie si passò a un clamoroso divorzio. Nel Cda di Tirrenia, Onorato è rimasto per due settimane: il tempo per bocciare il ridimensionamento dei collegamenti su Cagliari (da giornaliero a trisettimanale), e di votare contro il cambio della convenzione. Su questo punto si è scatenata una battaglia giudiziaria perché è atteso l’arbitrato. Moby sostiene che il voto contrario al cambio della convenzione è determinante, per la Tirrenia è vero il contrario. «Non ho avuto alternative», dice Vincenzo Onorato, «per difendere il progetto ho dovuto portare il fondo Clessidra in tribunale». La convenzione è stata cambiata - scrive Onorato - ma lo Stato stanzia un contributo economico di circa 72 milioni di euro l’anno per garantire i collegamenti con le isole. Con Clessidra i rapporti sono ormai inesistenti e l’ultima parola la dirà il giudice. Onorato ipotizza: «Forse Clessidra voleva comprare e poi rivendere, in breve tempo, Tirrenia per realizzare un lauto guadagno? Prima avrebbe dovuto dirlo a me al ministero del Tesoro». I numeri dicono che lo scorso anno la Tirrenia ha perso, sulle linee in convenzione, 24 milioni di euro ma ne ha incassati 72 dallo Stato. La Regione ha accettato il ridimensionamento delle rotte su Cagliari in cambio dello spostamento della sede da Napoli a Cagliari. Per avere un termine di paragone, la Francia sborsa per la Corsica circa 100 milioni l’anno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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