La Nuova Sardegna

Le società partecipate: sprechi e confusione

di Mauro Lissia
Le società partecipate: sprechi e confusione

L’assessore Paci: «Presto sarà attuata una riforma che eliminerà le ambiguità» Per i magistrati l’assenza di controlli ha favorito l’uso eccessivo di consulenze

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CAGLIARI. La Regione era socia da più di cinquant’anni della Brioschi, l’azienda del digestivo effervescente, e nessuno sapeva perché. Una piccola quota, al valore attuale appena 170 euro, che costringeva gli uffici a una serie di adempimenti sotto lo stretto controllo della Corte dei Conti. È saltata fuori anche una partecipazione nella Bastogi, roba di mezzo secolo fa. Ora l’amministrazione Pigliaru ha cancellato l’una e l’altra, ma l’esempio conferma come la galassia delle partecipate rappresenti un ambiente oscuro, in gran parte ancora da esplorare. Ecco perché - l’ha annunciato ieri l’assessore al bilancio Raffaele Paci, parlando davanti alla sezione di controllo della magistratura contabile - la giunta sta lavorando a un disegno di legge destinato a mettere ordine nel groviglio di società collegate alla Regione, società nate per rendere più rapide le procedure amministrative in settori strategici e pian piano sfuggite al controllo dell’ente di riferimento per perdersi in clientelismi, sprechi e gestione allegra. Come Sardegna Ricerche, la società partecipata sorta dalle ceneri del famigerato e costosissimo Consorzio 21, che ieri era al centro dell’adunanza pubblica davanti alla sezione di controllo della Corte dei Conti. Ascoltati i rilievi critici del giudice relatore Valeria Motzo, l’assessore Paci ha usato parole e toni pacati per spiegare che ormai non si sa neppure quale sia lo scopo della sua esistenza: «Quello di Sardegna Ricerche - ha detto - è un caso esemplare di società partecipata per cui nei decenni passati sono state emanate diverse norme di variazione delle finalità e di definizione specifica delle attività, ma che finora non ha portato a una definizione organica e precisa della missione dell’ente». Insomma: esiste, costa quasi 50 milioni l’anno, ma nessuno sa bene a che cosa serva. Non solo: il giudice Motzo ha insistito sull’impossibilità di stabilire persino una cosa che dovrebbe essere chiara a tutti: quale sia la natura giuridica di Sardegna Ricerche. È una società in house, un’agenzia, un consorzio o che altro? Non sapendolo, c’è incertezza anche sulle norme da applicare nelle verifiche dei conti. Si naviga a vista, servendosi delle informazioni spesso incomplete fornite dalla Regione: «Non è sufficiente – ha spiegato il magistrato – che la Regione accolga e trasmetta semplicemente la relazione che Sardegna Ricerche predispone ogni anno sulle sue attività, la Regione è tenuta a svolgere una verifica sull’efficienza del proprio ente e sulla conformità e congruità delle attività svolte con le finalità generali». Nel periodo 2010-2013, quello passato sotto la lente della Corte dei Conti, sono emersi infatti alcuni punti critici sui quali i vertici di Sardegna Ricerche - la presidente del comitato tecnico Maria Paola Corona era in aula - ha risposto e chiarito con una controrelazione. L’assenza di controlli - secondo la magistratura contabile - sembra però aver favorito un ricorso eccessivo alle consulenze esterne, con elevate spese di rappresentanza e altri aspetti non proprio in linea con la spending review.

Ma il lato più controverso è un altro: Sardegna Ricerche aveva accumulato negli anni residui finanziari, soldi rimasti in cassa per inefficienza. Grave errore: «Non è razionale – ha osservato il giudice Motzo – tenere ferme risorse destinate agli accantonamenti per gli enti esterni, sottraendole di fatto ad altre necessità». Finito anche questo: l’assessore Paci ha annunciato che già nel disegno di legge di assestamento di bilancio all’esame della commissione consiliare sono inseriti residui per cinque milioni, recuperati dopo una verifica sulle attività svolte nel corso dell’anno, che verranno riassegnati alla stessa Sardegna Ricerche in conto funzione, cancellando così i sette milioni di trasferimenti previsti che invece verranno destinati dalla Regione ad altri capitoli.

Sfogliando il servizio trasparenza online - i dati, malgrado l’alto livello tecnologico dell’ente, sono fermi quasi tutti al 2012 - si scopre che Sardegna Ricerche ha 60 dipendenti di cui cinque dirigenti per un costo complessivo di due milioni e 610 mila euro all’anno. La nomina del presidente è di origine politica. L’elenco di consulenti e collaboratori - consultabile sul sito - è sterminato, con nomi ricorrenti. Sardegna Ricerche controlla due società - Crs4 al 100% e Pcr al 71% - ed è collegata a Pula Servizi e Ambiente con una quota del 39,76%. Controlla anche un ente di diritto privato, la fondazione Imc, il centro marino internazionale onlus. Il budget economico e finanziario del 2012 prevedeva entrate per 43 milioni e 650 mila euro in gran parte da fondi europei. La sede principale è il parco scientifico-tecnologico di Pula, le altre sono a Cagliari, Uta e Nuoro. Eppure nessuno sa a che cosa serva tutto questo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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