Paci: ma quali tagli, ora altri 130 milioni
L’assessore alle Finanze difende l’assestamento di bilancio e spiega quali saranno le novità nella manovra per il 2015
CAGLIARI. Le crisi economiche obbligano a scelte che, se fossero tempi normali, potrebbero avere anche effetti benefici ma temporali. Di fronte a questa crisi così grave, per l’assessore alla Programmazione, Raffaele Paci, non si tratta di optare per una soluzione o un’altra ma l’unico percorso possibile è il cambiamento. Paci è alle prese con l’assestamento di bilancio e con la manovra per il 2015 e ne parla in questa intervista alla Nuova.
Quale Sardegna avremo nei prossimi anni?
«Premesso che nel Dna di questa giunta non c’è la previsione dei miracoli, abbiamo impostato il lavoro con molta serietà. Stiamo sviluppando due attività: la prima è rivolta all’attrazione di investimenti dall’esterno, e su questo avremo un protocollo e strumenti finanziari sull’esempio di quanto è stato fatto col San Raffaele».
Con la Regione, quindi, nel ruolo di coordinamento?
«Sì, con il compito di seguire l’investitore negli aspetti procedurali, finanziari e della formazione professionale».
Qual è il secondo pilastro della nuova programmazione?
«L’attenzione per le nostre aree territoriali. Già in questo autunno organizzeremo una presenza nei territori per far ripartire la stagione della progettazione territoriale non più basata sui singoli interventi cantierabili ma alla condivisione di progetti, dotati di appositi strumenti finanziari, per ripensare lo sviluppo tenendo conto della specificità di ciascun territorio».
Ma questo accadrà domani. Il presente è l’assestamento di bilancio. Il centrodestra parla di forti tagli, di macelleria sociale.
«Non è affatto così. L’assestamento non è una manovra politica per cercare di inserire le nostre scelte strategiche nel bilancio 2014: non ci sono gli spazi e i tempi. L’assestamento si deve fare perché ci sono delle urgenze tecniche».
Qualche esempio.
«Ci sono incrementi di spesa per 103 milioni che riguardano il debito commerciale della sanità; quei soldi servono per pagare le imprese del settore. Altri 30 milioni sono il debito commerciale diretto nei confronti delle imprese. Ancora, 35 milioni vanno al ripristino del Fondo unico per gli enti locali che permettono a Comuni e Province di chiudere i bilanci. Dirò di più: stiamo immettendo nel sistema 130 milioni perché le prime due voci sono i pagamenti alle imprese e agli enti locali».
Come si può fare una manovra da 205 milioni senza utilizzare voci già impegnate?
«Ci siamo mossi su due direttrici, cercando di rendere minimi se non nulli gli effetti sul sistema economico e sociali. La prima scelta è stata quella di intervenire sulle spese di investimento che hanno un orizzonte di realizzazione pluriennale».
È il caso dei 40 milioni per il dissesto idrogeologico?
«È inutile che tenga bloccati 40 milioni sul bilancio 2014 quando al massimo potrei spendere il 10 per cento dando l’anticipo a chi ha vinto la gara d’appalto. Se siamo efficienti, su quella somma, spendiamo 4 milioni e agli altri 36 li attribuisco nei prossimi bilanci».
Questo serve a evitare nuovi residui passivi ma intanto si avvicina la manovra del 2015. Un’impresa con le poche risorse che arriveranno dal governo?
«C’era un’ingiustizia nei confronti della Sardegna: il nostro livello di spesa non era proporzionato alle entrate. Ora abbiamo ottenuto per il 2014 un aumento di 364 milioni. Abbiamo accettato perché ci è stata data la possibilità di superare i vincoli del Patto superando il dualismo tra spese fuori e dentro quel vincolo».
Ma ora la massa spendibile non consente di liberare risorse per investimenti. Come fare?
«Diciamo subito una cosa: la sanità spende troppo, almeno 300 milioni in più di quello che dovrebbe. Se siamo in grado di avere maggiore efficienza, quelle risorse potranno favorire la politica degli investimenti e delle infrastrutture».
Resta aperta la vertenza entrate con lo Stato?
«L’accordo fatto a Roma non riguarda l’ammontare delle risorse. Resta aperta la questione delle riserve erariali e la chiusura della vertenza entrate sull’Ires e su alcuni giochi».
Quanto valgono?
«Sulle riserve erariali cercheremo di trattenere in Sardegna l’incremento dell’Iva che lo Stato porta dal 20 al 22%. È una tassa di scopo, fatta per abbattere il debito pubblico, ma il nostro Statuto non prevede che lo Stato trattenga tasse di scopo. Il flusso annuo delle altre partite vale dai 100 ai 150 milioni l’anno per gli ultimi cinque anni, quindi un valore che va dai 600 ai 750 milioni».
La revisione dei Fondi Ue agevolerà gli investimenti?
«Purtroppo non siamo più nell’Obiettivo 1 e questo non ci è consentito. Nel piano regionale di sviluppo, però, sarà inserito un piano pluriennale delle infrastrutture al quale ha lavorato l’assessore Maninchedda. Oltre alle risorse nazionali ed europee avremo la possibilità di ricorrere a un mutuo della Banca europea degli investimenti. La situazione è difficile ma l’obiettivo è quello di trovare soluzioni strutturali»
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