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Sanità, Arru: il deficit va abbattuto subito

Sanità, Arru: il deficit va abbattuto subito

La Giunta ha già preparato il percorso di riforma. Dalla riduzione delle Asl al taglio delle spese

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CAGLIARI. Sulla sanità nessuno sconto: il deficit (400 milioni) va abbattuto in fretta. L’ha ribadito l’assessore Luigi Arru nella risposta all’interrogazione presentata dal consigliere regionale Marco Tedde (Forza Italia) sulla delibera di giunta che da luglio in poi ha imposto ai manager Asl (nominati dal centrodestra) di «limitarsi all’ordinaria amministrazione». Per Tedde la delibera è stata «un’evidente ingerenza della politica nella gestione che spetta ai direttori generali». Secca la risposta di Arru: «Gli obiettivi dovevano essere tre: ridurre i costi, razionalizzare i posti letto e migliorare gli standard dei servizi, ma nessuno è stato raggiunto». In altre parole, la delibera non è stata altro che l’anteprima di quanto accadrà nei prossimi mesi: il commissariamento delle Asl, delle due Aziende miste di Sassari e Cagliari, sono i policlinici universitari, e dell’ospedale Brotzu di Cagliari. Prima del cambio della guardia provvisorio, come si sa da tempo, ci sarà l’approvazione in aula della proposta di legge presentata dal Pd e che ha come punto forte la costituzione dell’Asl regionale per le emergenze. Proposta che – seppure con qualche probabile correzione in corsa – passerà di sicuro, ma oggi «non può essere contrabbandata da nessuno come la riforma definitiva del sistema sanitario», hanno scritto dai banchi della maggioranza i consiglieri regionali Emilio Usala e Paolo Zedda dei Rossomori. Per loro la svolta arriverà quando saranno revocati, senza titubanza aggiungono, «gli incarichi agli amministratori che non hanno raggiunto gli obiettivi richiesti, come lo è il rigoroso controllo della spesa sanitaria». Sempre di spesa hanno parlato i segretari del sindacato autonomo dei medici e dei laboratori di analisi convocati dalla commissione Sanità del Consiglio regionale. Secondo Giuseppe Lo Nardo del Sampi, «con la riduzione delle tariffe pagate dalle Asl agli studi e laboratori privati, come imposto da un decreto del ministero alla salute, sarebbero inevitabili i licenziamenti nelle strutture sanitarie private, almeno 800 posti in meno, e la drastica riduzione dei servizi offerti ai cittadini». Le tariffe – ha aggiunto – sono ferme dal 1998 e non solo non state aggiornate ma già ridotte del 20 per cento e ora c’è il rischio di un altro taglio. «A quel punto la situazione diventerebbe insostenibile – ha detto Lo Nardo – e un servizio privato che ora supplisce alle carenze di quello pubblico, ma pesa sul bilancio regionale solo per 61 milioni contro i circa 370 milioni che costano le prestazioni fornite dalle Asl, sarebbe ridimensionato». È un pericolo che non va corso, ha detto il presidente della commissione, Raimondo Perra, soprattutto perché la chiusura degli studi convenzionati ricadrebbe sulle strutture pubbliche già in difficoltà». (ua)

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