La Nuova Sardegna

I dipendenti: 1634, devono salvarci tutti

di Guido Piga
I dipendenti: 1634, devono salvarci tutti

Prima il corteo per le strade di Olbia, poi l’assemblea per ribadire che l’azienda non deve cancellare nessun posto di lavoro

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OLBIA. “Non vogliamo lo sconto. Andremo allo scontro. È una partita. L'ultima partita. O la vinciamo. O la perdiamo. Il pareggio non serve. E quindi, o ci licenziano tutti o ci tengono tutti”. Tutti per uno, uno per tutti. Come nei “Tre moschettieri”. Come nel romanzo di Dumas, il celebre motto arriva dopo tante battaglie, tante avventure, e decine e decine di pagine. Nell'assemblea dei lavoratori di Meridiana, dopo quasi due ore di discussione e a pochi minuti dalla fine.

La proposta l'avanza Mauro Rossi (Cgil). La spiega, una, due, tre volte. Perché è dura. Vuole essere dura. La incardina in un piano più grande, certo. Due anni di cassa integrazione, un'unica compagnia tra Meridiana e Air Italy, una lista unica per i lavoratori dei due vettori, un piano di rilancio vero oppure un nuovo proprietario, l'impegno a fare altri sacrifici economici da parte dei lavoratori. Ma è una piattaforma con un paletto rigidissimo. Un ordine del giorno che i sindacati porteranno al Governo e alla Regione per incanalare su un unico binario le trattative dei prossimi giorni.

Un modo per stoppare sul nascere quello che Rossi chiama il piano segreto di Meridiana: la proposta di riduzione degli esuberi. Non più 1634, ma qualcosa in meno. Che poi tanto segreto non lo è. L'ad Scaramella l'ha anticipato: un centinaio di lavoratori andranno in pensione, altri (forse) potranno essere ricollocati in altre aziende. «Ci faranno quell'offerta – dice Rossi –. Lo sconto. Come se fosse un regalo. Non possiamo accettarlo. Tutti devono sapere che non lo accetteremo. L'azienda, le istituzioni, gli altri sindacati. Noi andiamo a trattare compatti, con un'unica posizione. Perché gli spazi per salvare tutti i lavoratori ci sono. Bloccando i passaggi di attività da Meridiana ad Air Italy».

È una proposta molto impegnativa. Per tutti. Perché chiede a chi, in cuor suo pensa di potersi salvare, di rimettersi in gioco. Di rischiare in nome dei colleghi. “Ogni singolo lavoratore si assuma questa responsabilità” è scritto nell’ordine del giorno. Uno scontro totale, appunto.

Rossi chiede ai dipendenti - 400, forse di più, riuniti nel museo archeologico di Olbia, ieri pomeriggio, perché il gruppo Meridiana non ha concesso aule all'aeroporto - se qualcuno ha idee diverse e di avanzarle. Nessuno si fa avanti. Allora mette in votazione la sua proposta. Tutti alzano la mano per dire sì. Nessuno escluso.

È il giuramento della Pallacorda: c'è l'impegno a non dividersi finché non ci sarà una nuova costituzione, una nuova compagnia capace di volare alta nei cieli senza rinunciare a nessuno di chi - copyright di tutti gli interventi - l'ha fatta grande. «Accettando numerosi sacrifici economici in tutti questi anni. Perché noi siamo sempre stati responsabili, l'azienda non lo è» dicono Monaco e Boeddu (Cgil), Brandano (Usb), Langiu (Cisl), Bardini (Ali), e i due o tre dipendenti che prendono la parola per dire, come Manuela, «io lotterò; se mi devono licenziare, bene, allora uscirò dall'azienda a testa alta». Infine Rossi sollecita che l'atto non resti isolato. Che da oggi tutti gli tengano fede. Con atti concreti. «Perché il personale di terra deve prendere esempio da quello del volo e andare ai presidi» dice Langiu (dipendente del terra). «Perché nei presidi abbiamo bisogno di una mano» dice Brandano (assistente di volo). «Perché le manutenzioni pesanti non possono essere spostate in Germania, l'Italia non può perdere queste professionalità» dice Mirko Varchetta (dipendente dell'hangar e consigliere comunale). «Perché basta con lo stratagemma secondo cui far volare Air Italy sulle rotte di Meridiana conviene al gruppo. Non è così. Air Italy è in perdita, e lo sarebbe anche di più se non avesse le rotte di Meridiana» dicono altri dipendenti.

Gli elementi per una battaglia spietata ci sono tutti, ormai. Le prossime settimane saranno un muro contro muro. L'azienda dice che se non licenzia 1635 dipendenti (su 210) sarà costretta a chiudere. I sindacati ora dicono che un'altra soluzione è possibile per salvare tutti e salvare l'azienda. La compattezza del “tutti per uno, uno per tutti”, serve a strappare altri due anni di cassa integrazione.

«Ci serve quel tempo, non possiamo chiudere una partita così difficile e dolorosa entro il 14 ottobre» dice Monaco. Due anni in cui – Rossi lo ha detto a nome di tutti, ma ieri l'associazione dei piloti era assente – i dipendenti si impegnano a rivedere i loro contratti. A fare altri sacrifici. Ma in cui pretendono che l'azienda cambi.

«Gli spazi ci sono, il mercato del trasporto aereo è in crescita: ce la possiamo fare» dice Bardini. Oppure, se l'Aga Khan non ne vuole più sapere, «allora che la regali la compagnia» chiude Rossi.

Prima della votazione. Prima dell'inizio dell'ultima sfida. La più pericolosa di sempre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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