Il paese sotto choc e incredulo
Per la prima volta il giovane non era ritornato in vacanza nell’isola con i genitori
ORTUERI. Un paesino immerso nel verde nel cuore della Barbagia. Inondato di sole che non può scaldare il gelo che l’ha attanagliato dalle prime luci del giorno, quando dalla Lombardia è arrivata quella notizia drammatica. Che forse qualcuno si aspettava, ma che sperava non potesse essere vera. E invece ha scoperto drammaticamente che Emanuele, il vivace Emanuele, il ragazzino che nelle calde giornate d’estate correva a perdifiato nei vicoli del paese insieme ai cuginetti e agli amici dell’infanzia, sarebbe un feroce assassino. Sarebbe stato lui a massacrare la fidanzatina dopo averla scaraventata in fondo a un dirupo in Valtellina. Lassù nelle montagne della Lombardia dove i suoi genitori, il babbo Giovanni e la mamma, entrambi di Ortueri, si erano trasferiti oltre 30 anni fa alla ricerca di fortuna. Insieme a un fratello del padre di Emanuele. Brava gente, una famiglia amata e rispettata in paese, ma anche in Valtellina dove si era integrata alla perfezione.
Ma i legami con Ortueri erano rimasti. Fortissimi. In paese abitano ancora le due sorelle del padre del diciottenne e numerosi parenti. Tutti sconvolti, tutti ammutoliti.
In paese nessuno ha voglia di parlare e se qualcuno parla lo fa a voce bassa, quasi un bisbiglio. Ricorda che per la prima volta, da 18 anni, Emanuele quest’estate non era tornato a Ortueri. I genitori erano venuti da soli. Si erano fidati a lasciare da solo quel ragazzo che ormai stava diventando un uomo e aveva trovato un lavoretto da apprendista saldatore in un’azienda della zona.
Stavano rientrando in Lombardia, erano in viaggio per imbarcarsi e rientrare a casa quella sera di agosto quando il telefonino del padre di Emanuele aveva squillato all’improvviso gettando nella disperazione una famiglia per bene. Erano i carabinieri che stavano informando i genitori di Emanuele di quel che era accaduto. E da quel momento per i Casula era cominciato il calvario che si è concluso drammaticamente la notte scorsa con l’arresto del figlio diciottenne con una serie di accuse pesantissime.
«Ottima famiglia, grandi lavoratori – ha sussurrato un anziano seduto sulle panchine della piazza –. Emanuele era un po’ esuberante, ma mai ha avuto comportamenti sbagliati qui a Ortueri. Un ragazzo come tanti, che quando tornava si ritrovava con gli amici d’infanzia».
Ma a qualcuno, rigorosamente anonimo, scappa qualcosa di meno piacevole sull’apprendista saldatore presunto assassino della Valtellina: «I genitori non erano sereni come altre volte, lo chiamavano in continuazione. È vero che Emanuele ha solo 18 anni e lasciare solo a casa un ragazzo di quell’età fa preoccupare ogni genitore, ma si capiva che c’era qualcosa che non andava. Droga? Forse avevano intuito qualcosa e cercavano di stargli vicino. Ma purtroppo quella robaccia scioglie il cervello». (plp)
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