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Il pilota: «Salvate solo i dipendenti sardi»

Il pilota: «Salvate solo i dipendenti sardi»

Per Gigi Carbini, comandante ed ex consigliere comunale, è impossibile mantenere tutti gli occupati

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OLBIA. Olbiese, comandante di Meridiana, ex sindacalista, ex amministratore pubblico (è stato consigliere comunale e provinciale). Uomo di destra, ma di quella sociale, e aperto al dialogo con la sinistra (schieramento in cui conta tanti amici). Gigi Carbini è uno dei volti storici della compagnia aerea. Adesso, anche un volto televisivo: due sere fa è stato protagonista a “Virus”, la trasmissione di Rai 2. Con toni duri, contro l’azienda, ma anche contro i sindacati e i lavoratori, soprattutto quelli dell’ex Eurofly. L’indomani conferma tutto, e rilancia. Con una premessa. «Io sono felice di aver potuto fare questo lavoro e di farlo nella mia città, per questo lo difenderò con forza».

«Io sto con i lavoratori. Con quelli che lavorano, che hanno voglia di farlo – attacca Carbini –. Questo voglio che sia chiaro. Io spero che gli esuberi vengano ridotti, ok? Io ce l’ho con i lavoratori che hanno approfittato degli altri e hanno avuto diritti che non spettavano loro». Prima botta. Così spiegata. «Negli anni ci sono state numerose cause di lavoro contro Meridiana. Alcune giuste, altre ingiustissime. Tra queste ultime quelle avanzate dai lavoratori che, dopo qualche mese di lavoro, hanno chiesto al giudice di essere assunti a tempo indeterminato. Sfruttando una falla delle legge. Scavalcando lavoratori che erano in attesa da anni e anni. Lavoratori che poi hanno fatto di peggio». Ed ecco la seconda botta: «Perché subito dopo hanno richiesto la cassa integrazione volontaria. Tanti, tantissimi».

Una posizione netta, scomoda, rischiosa. A cui ne accompagna un’altra ancora più pericolosa. «Gli esuberi strutturali ci sono – dice Carbini, che è potenzialmente uno di quegli esuberi –. È evidente, non prendiamoci in giro. Con 14 aerei che cosa si può fare di più? Niente».

Ma Carbini capisce che il numero dei licenziamenti può essere ridotto. E condanna la votazione dell’assemblea di avant’ieri a Olbia, quella del “tutti salvi o tutti licenziati. Non vogliamo sconti”. «È ridicola, irresponsabile, dannosa. E lo dico per chi l’ha proposta». Perché, lui, un’idea di come ridurli ce l’ha. Ed è destinata a fare molto rumore.

«Meridiana è un’azienda sarda, no? Meridiana ha sede a Olbia, vero? Meridiana l’hanno fatta grande i lavoratori che sono sempre stati qui, giusto? Ebbene, allora sono loro quelli da salvare. Loro più di tutti, prima di tutti». Su come farlo, Carbini è nettissimo: «L’azienda non accetterà mai di fare una lista unica degli esuberi con i dipendenti di Air Italy – dice il comandante –. Ma i problemi di Meridiana sono cominciati con l’acquisto di Eurofly. Piena di debiti. Quell’operazione ha messo sotto Meridiana. Bene, allora che gli esuberi, se devono esserci e ci sono, siano quelli di Eurofly. Cinquecento assistenti di volo più i piloti che, senza che ne abbiano colpa, hanno affossato Meridiana. È una questione di giustizia. Se dei lavoratori devono uscire dall’azienda, devono essere loro. Quelli della vecchia Meridiana devono essere difesi. E spero che questa posizione venga sostenuta davanti all’azienda, all’Aga Khan, dal governatore Pigliaru. Salvare la Sardegna è un obbligo morale, ma è anche una questione vitale vista la crisi che, qui, è più forte che altrove».

Non cita i sindacati. E non è una dimenticanza. «Insieme agli amministratori delegati, sono loro parte della crisi di Meridiana – spiega ancora Carbini –. Loro, quelli di professione, quelli in distacco sindacale da venti anni, non hanno il senso della realtà. A loro non andava bene nessun amministratore, mai. Avevano sempre da ridire. Dicevano sempre di “no” a tutto, anche quando le proposte, e molte io le ho costruite insieme alle istituzioni, servivano per garantire un futuro alla compagnia, un futuro meno incerto almeno. E poi chiedono sempre l’impossibile all’Aga Khan. Se io fossi stato il Principe, Meridiana l’avrei chiusa e riaperta su nuove basi. Con chi vuole lavorare davvero». (g.pi.)

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