La Nuova Sardegna

Syndial, altri 150 milioni per le bonifiche

di Gianni Bazzoni
Syndial, altri 150 milioni per le bonifiche

Via all’assegnazione dei lavori: risanamento per 100 dei 1.200 ettari dell’ex petrolchimico, sarà salvato anche un nuraghe

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PORTO TORRES. C’è sempre un nuraghe da qualche parte in Sardegna. E anche dentro lo stabilimento petrolchimico di Porto Torres ne era rimasto intrappolato uno fino a poco tempo fa. Così, forse, non è un caso che il progetto delle bonifiche che proverà a ripulire e risanare un pezzo di territorio prestato a uno sviluppo che oggi lascia macerie, disoccupati e un ambiente contaminato, si chiami proprio «Nuraghe».

Syndial l’ha presentato ufficialmente ieri, annunciando che il concorso di idee che ha visto a confronto le migliori società internazionali del settore è concluso. Sarà l’Astaldi (conosciuta in Sardegna, specie nel settore delle costruzioni per avere realizzato strade, ponti e opere portuali) a guidare il gruppo (di cui fanno parte Furia Group, Petroltecnica, Sinam srl, Arcadis e Domus) a dare concretezza al piano delle bonifiche che escono dalla teoria dopo anni di discussioni.

L’intervento riguarda complessivamente circa 100 ettari dei 1200 ancora occupati dall’ex Petrolchimico, e la zona più complessa (anche più conosciuta) è la cosiddetta “collina dei veleni” di Minciaredda, dove fino al 1982 la Sir di Nino Rovelli ha conferito rifiuti di ogni genere che oggi viene persino problematico catalogare. Si tratta di 35 ettari che si affacciano sul mare del Golfo dell’Asinara, un angolo apparentemente innocuo, segnato da vegetazione. Qui si dovrà scavare, scendendo in profondità anche a 40 metri - a seconda della conformazione del terreno - e poi analizzare la terra, selezionare, trattare in una piattaforma polifunzionale, riutilizzare i materiali e smaltire all’esterno, in impianti specializzati, i rifiuti pericolosi. L’amministratore delegato di Syndial Giovanni Milani ha parlato di un progetto «che risponde alle nostre esigenze e a quelle di chi vive nel territorio, e può rappresentare una grande opportunità per ciò che in futuro si vorrà realizzare nell’area industriale».

I dubbi maggiori riguardano i tempi e i numeri relativi all’occupazione. Il progetto dell’Astaldi, infatti, avrà necessità di 6-9 mesi per raccogliere tutte le autorizzazioni necessarie, mentre l’intervento complessivo richiederà poco più di tre anni di lavori e impegnerà altre 70 unità oltre a quelle attualmente in organico. Il dato fa crollare la convinzione che attraverso le grandi bonifiche si potesse arrivare a inserimenti importanti di lavoratori.Non sarà così, e dalla bonifiche si dovrà partire per riappropriarsi di pezzi di territorio da collocare sul mercato al servizio di nuovi insediamenti che non creino altri danni ambientali.

Oltre al progetto di Minciaredda (dove è stato escluso definitivamente il tombamento dell’area), il progetto «Nuraghe» interesserà il risanamento dell’area delle Palte fosfatiche (zona C dello stabilimento) che occupa una superficie di circa 3 ettari (custodisce residui di lavorazioni dell’acido fosforico) e l’area di deposito delle Peci Dmt, nella parte meridionale dell’ex Petrolchimico (si tratta in larga parte di vasche contenenti residui del processo di produzione del Dimetiltereftalato). Ai 170 milioni spesi finora, Syndial-Eni aggiungeranno altri 150 milioni. Le terre inquinate sono state calcolate in un milione e mezzo di metri cubi, 900mila potrebbero essere riutilizzati, gli altri conferiti in sicurezza. È l’inizio di un nuovo corso, ma servirà grande attenzione su tutti i fronti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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