Alt al turismo in 15 aree strategiche
Da Santo Stefano a Caprera troppi beni ancora interdetti o lasciati degradare
LA MADDALENA. Progetti post-G8 rimasti incompiuti. Basi militari mai lasciate libere. Servitù scadute ma delle quali si chiede comunque il rinnovo. Aree dismesse dalla Difesa e non riutilizzate da Regione e Comune. Edifici in sfacelo. Altri che si sgretolano oppure ancora occupati in modo abusivo.
Tra l’isola della Maddalena, Santo Stefano e Caprera - sul fronte della mancata riconversione turistica - il panorama è sconfortante. Frutto dell'effetto-domino prodotto dallo scandalo causato delle tangenti sulla ricostruzione gestita dalla vecchia Protezione civile. Ma non solo. In completo abbandono non ci sono più unicamente il porto-arsenale e l'ex ospedale militare. Almeno 15 siti di grandissimo valore sono bloccati da vincoli, mala-burocrazia, resistenze e insipienze politiche. A 6 anni dall'accordo della giunta Soru col ministero della Difesa guidato da Arturo Parisi e con l'Agenzia del demanio, i ritardi appaiono macroscopici, il quadro generale devastato.
Un lungo elenco. Così, scorrendo la lista dei beni formalmente dismessi dai militari, si scopre una realtà che rasenta la paralisi. Si può cominciare questo viaggio delle occasioni mancate per il rilancio proprio di Guardia del moro. Qui sulla costa più interna di Santo Stefano, a due passi da dove sorgeva la base Us-Navy per la manutenzione dei sottomarini atomici, resta la mobilitazione per l'arsenale assegnato ai curdi in Iraq. Su questa parte dell'isoletta di fronte al Main Conference la Difesa chiede il rinnovo dei vincoli. Regione e Comune si oppongono.
Priorità e stasi. In tutti gli altri “quadranti” il blocco deriva dall’omessa attuazione delle intese 2008. Inspiegabili, almeno per i profani, le ragioni. Ecco che cosa doveva essere dismesso e invece non lo è stato. Nel sud-ovest dell'isola di Maddalena, a Padule, di fronte a Palau, s’affacciano depositi tutt'oggi contrassegnati dalle stellette. Solamente una parte è data in concessione a un cantiere nautico. Altrove c'è un magazzino, con materiali e strumentistica. A poca distanza, un fabbricato e zone di pertinenza in passato impiegate per foto-elettriche. Non lontano, alloggi e serbatoi carburanti.Sempre sul litorale di ponente dell'isola più grande dell'arcipelago, un compendio dal nome suggestivo, Nido d'aquila. Lo occupano almeno sei-sette famiglie. Ci vivono da decenni, vengono considerate abusive. In degrado, il complesso sorge dietro un muraglione sulla sommità del capo. Tra rocce di granito e testimonianze del passato. Come una massicciata che ospitava i mortai. Molti locali sono polverosi, ricoperti dalla salsedine.
Da nord a sud. A settentrione, nella parte più elevata della Maddalena, a Guardia Vecchia, un altro compound. Lo formano parecchie case, solo alcune abitate. Almeno in parte doveva essere passato di mano da molto tempo. E ben 130 alloggi venduti. Ma non è stato così. Esattamente non si comprende il perché. Passando sulla costa orientale, prima della Casa di vetro a Moneta in gestione formale alla Mita ma chiusa da 3 anni per il contenzioso con lo Stato a causa delle non-bonifiche nelle acque davanti ai moli, si fanno scoperte spiacevoli. Sul litorale sud-est, una splendida villa liberty a 2 piani. Circondata da pini e cactus, appare in buone condizioni di manutenzione. Così come accade dai primi decenni del Novecento, resta però “in carico” alla Marina nonostante dovesse essere dismessa da parecchi anni e alcuni suoi occupanti l'abbiano di recente lasciata libera.
Piani rimasti a metà. Nella vicina caserma Faravelli e nelle adiacenti Officine Sauro _ a suo tempo sedi di archivi, tipografie, falegnamerie _ sinora si è fatto poco. Solo un'ala è occupata dai vigili del fuoco.
Entrambi gli edifici, sulla carta, sono passati da tempo alla Regione, che li ha dati in concessione al Comune. Ma i lavori del G8 si sono rivelati un handicap pure qui. Molte stanze, rovinate da infiltrazioni idriche, andrebbero rifatte. E gli impianti, da centralizzati, resi autonomi per le nuove esigenze. Tutto però resta congelato dalla mancanza di fondi e dal rimpallo di responsabilità su chi deve provvedere.
Le distruzioni. Poco lontano, il Borghetto retrostante l'ex arsenale militare è ancora nella disponibilità - teorica - della Marina. Ma c'è soltanto un susseguirsi di locali zeppi di mobili distrutti, incartamenti abbandonati, apparecchiature danneggiate. Là vicino, sorgono poi gli appartamenti dell'Area Vaticano. Avrebbero dovuto essere demoliti per consentire l'ampliamento del porto affidato al gruppo Marcegaglia. Sono sempre al loro posto, abitati dagli stessi inquilini, perché le loro nuove case non sono mai state costruite altrove e ogni programma è stato stoppato dall'arbitrato che oppone la Mita Resort allo Stato.
Sub e impegni. A Caprera, invece, l'area di Punta Rossa, splendida dal punto di vista paesaggistico, qualche tempo fa è passata sì alla Regione, che dovrebbe destinarla a compiti e funzioni di carattere sociale. Ma da allora non è più stato avanzato alcun progetto. Così i capannoni e gli altri edifici sul mare più meridionale dell'isola cara a Garibaldi continuano a crollare. Esattamente come succedeva sino a qualche anno fa: quando in quelle acque si addestravano gli incursori del Comsubin. (pgp)
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