La Nuova Sardegna

Arte, amore e dramma “Tosca” delle passioni

di Gabriele Balloi
Arte, amore e dramma “Tosca” delle passioni

A Cagliari l’opera di Puccini diretta da Gianluigi Gelmetti

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CAGLIARI. Arte e amore. Tutto in «Tosca» di Giacomo Puccini orbita attorno a essi. D’altra parte, «Vissi d’arte, vissi d’amore» canta la protagonista. Siamo all’alba della battaglia di Marengo, quando rivoluzionari e ancien régime si contendono il palco della Storia. Ma è dal legame fra due artisti che si snoda la vicenda. Poiché, per la cantante lirica Floria Tosca e il pittore Mario Cavaradossi, più che guerra e politica, sono i sentimenti e i “mestieri” a muovere i fili dietro le quinte. Lei gelosa, istintiva, passionale, incarna il teatro e la musica, lui più razionale, più fermo e saldo nelle sue posizioni, è l’arte figurativa. Ed entrambi, ironia della sorte, cadono vittime in qualche modo dei propri talenti. Dopotutto, è il dipinto a cui Mario lavora che instilla in Tosca il dubbio d’esser tradita per la marchesa Attavanti. Un dubbio che Scarpia coltiverà a suo vantaggio, per arrivare al pittore e quindi condannarlo.

Così come la simulazione, attitudine degli attori, sancisce paradossalmente la débâcle di Tosca: attrice doppiamente ingannata dalla “recita” di Scarpia, il quale finge una finta fucilazione per Cavaradossi, poi in realtà fucilato per davvero.

Sta di fatto che l’allestimento, dall’altro ieri in scena al Comunale, non manca certo né di musica, né di arte figurativa. Anzi, è un’edizione che esalta, in un certo qual modo, queste due componenti.

A partire dalla direzione d’orchestra, affidata a Gianluigi Gelmetti: accesa, spigliata, energica, con alcuni exploit di suono finanche roboanti, ma mai eccessivi o fuori luogo, è quasi la vera protagonista di questa «Tosca».

Gelmetti fa tutto al servizio del canto, ma dispiega la partitura pucciniana cercando di rimarcarne la bellezza contrappuntistica dei temi, i colori, gli effetti timbrici. Nell’atto secondo, specialmente, raggiunge alcuni apici d’espressività piuttosto notevoli e coinvolgenti. Forse, l’unico neo sono alcune scelte di fraseggio, soprattutto nelle arie principali, non sempre convincenti o comunque perfettibili.

A interpretare Tosca, invece, era Svetla Vassileva, cantante bulgara, che dopo un iniziale carriera da soprano lirico-leggero, da tempo si cimenta in importanti ruoli lirico-drammatici. I risultati, però, sono un po’ discontinui: la Vassileva ha un bel timbro nel registro centrale, dove dà il meglio di sé anche sul piano espressivo, ma è difficile non notare alcune difficoltà sulle note estreme: gli acuti sono ora brillanti e ben proiettati, ora troppo stentorei e monocordi; mentre la gestione del registro basso sortisce talvolta un suono sgraziato. Tuttavia, è nel complesso una “Tosca” credibile e appassionata, che tiene abbastanza la scena. Al suo fianco, il Cavaradossi di Aquiles Machado, esattamente al contrario, nella zona centrale sembra faticare ad emergere, e in quella acuta più d’una volta è costretto a spingere per non venir sommerso dall’orchestra.

«E lucevan le stelle» pressoché sbiadito, quasi tutto giocato solo su mezze voci, purtroppo non strappa l’applauso a scena aperta.

Di converso, lo Scarpia del baritono Claudio Sgura ha un’ottima presenza scenica, per recitazione, per imponente physique du rôle, per la vocalità tornita, intensa ed incisiva. Il resto del cast porta a casa diciamo un discreto risultato, niente di eccezionale.

E ben preparati come sempre il Coro del Lirico, istruito da Marco Faelli, e quello di voci bianche da Enrico Di Maira. La regia dello scomparso Alberto Fassini, recuperata da Joseph Franconi Lee, con scene e costumi di William Orlandi e luci di Roberto Venturi, è raffinata, elegante, mette l’accento in vario modo sulle arti figurative: dalla pittura, la «Crocifissione di san Pietro» di Guido Reni, all’architettura, la cupola di Sant’Andrea della Valle a Roma, e la scultura, con la statua dell’arcangelo Michele su Castel Sant’Angelo.

Tosca, la cui ultima rappresentazione al Lirico di Cagliari risale al luglio 2010, viene replicata questo pomeriggio alle 17, martedì 7 alle 20.30, mercoledì 8 alle 20.30, venerdì 10 alle 20.30, sabato 11 alle 19, domenica 12 ottobre alle 17 . Le recite per le scuole, edizione "ridotta" dell'opera della durata complessiva di un'ora circa, sono: domani, alle 11 (bambini all'opera) e giovedì 9 ottobre alle ore 11 (ragazzi all'opera).

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