L’Ue può riprendere all’isola 450 milioni
Sono i soldi non spesi dal 2007 al 2013, l’assessore Paci cerca di salvarli. Via libera ai cinque miliardi per il 2014-2020
CAGLIARI. L’Unione Europea è una brutta bestia quando bisogna trattarci per forza, soprattutto se in ballo ci sono milioni se non miliardi di finanziamenti. L’ha capito eccome l’assessore al Bilancio, Raffaele Paci, nella missione a Bruxelles, insieme al presidente della Regione, Francesco Pigliaru.
Doccia scozzese. Se da un lato la Direzione generale per le politiche regionali ha «espresso apprezzamento per le linee guida decise dalla Giunta in vista del prossimo programma europeo 2014-2020», sul piatto ci sono 5 miliardi, dall’altro la «stessa Direzione ha espresso perplessità» su come la Sardegna vuole investire i 450 milioni avanzati, cioè non ancora utilizzati, dal programma in scadenza, quello 2007-2013. In parole spicce, è alto il rischio che quei milioni, proprio perché immobilizzati, la Regione li debba restituire a Bruxelles.
La cattiva notizia. Dopo essersi resa conto che negli ultimi sette anni il 31 per cento del vecchio Fondo europeo per lo sviluppo regionale non era stato ancora investito, proprio qualche giorno fa la Giunta aveva i rivisto i progetti e accelerato le procedure con l’obiettivo dichiarato di mettere a correre entro la fine dell’anno prossimo i 450 milioni avanzati. Ma per riuscirci l’Europa avrebbe dovuto essere benevola con chi invece aveva accumulato un bel po’ di ritardi e diversi problemi nella spesa. Stando alle dichiarazioni di Paci l’auspicata generosità non c’è stata: «A Bruxelles – è scritto in comunicato – sono state sollevate alcune criticità sulla nostra proposta di rimodulare (cioè cambiare in corsa) i progetti». Seppure senza svelare quali siano i motivi delle perplessità, Paci è comunque deciso nel dire: «Cercheremo in tutti i modi di salvare quei 450 milioni e con la Direzione abbiamo già concordato diversi incontri per risolvere i dubbi». Chiaro il concetto: la possibilità di non perdere quei milioni c’è ancora, ma il rischio di doverli restituire è allo stesso tempo molto alto. Ora bisognerà vedere come la Sardegna proverà a convincere l’Europa che non è certo questo il momento in cui bisogna essere rigidi. Quei 450 milioni potrebbero servire ad esempio a ridurre lo storico handicap nelle infrastrutture: «Non portateceli via».
La buona notizia. Invece per i 5 miliardi in arrivo (sono quelli previsti dal nuovo programma fino al 2020) non dovrebbero esserci problemi, anzi. Ancora dallo stesso comunicato: «Su questo punto l’incontro di Bruxelles è stato molto positivo. I funzionari hanno apprezzato la nostra drastica riduzione del numero dei capitoli di spesa – cioè in quali settori investire i fondi europei – scelta necessaria per evitare inutili dispersioni e concentrarci su quelli che riteniamo invece progetti fondamentali e strategici». È stato tanto l’apprezzamento che a novembre i funzionari saranno in Sardegna per definire, con la Regione, le linee guida su come investire i 5 miliardi.
Il confronto. Proprio di fondi europei, vecchi e nuovi, parleranno a Cagliari da domani e fino a giovedì i delegati delle Regioni, che potranno così confrontarsi con i commissari di Bruxelles e l’Ispettorato per i rapporti finanziari con l’Europa. È possibile che dal confronto escano anche le soluzioni per evitare di veder svanire gli ormai famosi 450 milioni.
L’invito. È quello lanciato dall’eurodeputato Renato Soru del Pd al vicecommissario europeo per gli affari economici, Katainen: «L’eccesso di rigore – ha detto – non fa che aumentare gli squilibri nell’eurozona». Con la speranza che almeno questa volta Bruxelles non faccia finta di non aver sentito. Cosa? Che il pugno di ferro è inutile, anche con la Sardegna.
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