La complessa gestione delle risorse
Il meccanismo vuole riportare scelta e retribuzione dei collaboratori sotto il controllo dei partiti
CAGLIARI. L’inchiesta giudiziaria sui fondi ai gruppi politici regionali porta con sè un interrogativo cui è mancata finora una risposta: c’è una parte dei soldi che il Consiglio regionale distribuiva tra le formazioni politiche che sembra sparita nel nulla. Somme ingenti, che anzichè tornare indietro fino alla cassa dell’assemblea sono finiti in tasche ignote. C’è un verbale di esame molto preciso in cui Ornella Piredda, la funzionaria che ha aperto la strada all’inchiesta della Procura, spiega alla Procura il meccanismo usato almeno fino alla penultima legislatura per ripulire il conto del Consiglio. Quando la Piredda ha raccontato al pm Marco Cocco come funzionava, ha riferito anche parole dell’ex presidente dell’assemblea Efisio Serrenti, che ne parlò con lei. La legge per il finanziamento dei gruppi politici regionali in vigore fino a gennaio scorso prevedeva che al personale dei gruppi, fino al 2009 regolato da contratti privatistici, non andasse più del 17 per cento calcolato sul totale delle indennità destinate ai novanta onorevoli regionali. A giugno di cinque anni fa, quando è passata la leggina per la loro stabilizzazione, i funzionari dei gruppi erano 22. È facile, con un semplice ragionamento sulle cifre, farsi un’idea di quale fosse la somma che ogni anno la presidenza del Consiglio passava ai vari gruppi per gli stipendi del personale, una somma inserita in un capitolo di bilancio a parte rispetto alle spese e alle indennità individuali. Comunque una somma enorme, talmente grande da andare ben oltre le esigenze reali della retribuzione complessiva degli impiegati. Insomma: c’erano soldi in più, che legge alla mano sarebbero dovuti tornare alla Presidenza per finire nella cassa del Consiglio e quindi riassegnati per l’esercizio successivo. Ma è qui che salta fuori la novità: pur di non restituire al Consiglio quella differenza così appetibile, alla fine dell’esercizio finanziario di ogni anno i presidenti dei gruppi se la dividevano. Quindi quella somma finiva comunque ai gruppi, per essere usata chissà come e da chi. Un dato che sembra spiegare l’ammontare abnorme delle cifre che il pm Cocco addebita nelle contestazioni individuali ai capigruppo, chiamati - secondo il racconto della Piredda - a gestire senza un controllo reale una quantità di denaro debordante. Rimasta fino ad oggi sotto traccia, questa circostanza è destinata a venir fuori ai prossimi processi: finora i presidenti dei gruppi coinvolti nell’inchiesta hanno scelto quasi tutti di restare in silenzio. La proposta di legge trasversale presentata il 25 settembre da sedici consiglieri sembra però riportare indietro l’orologio della politica, per rilanciare privilegi che la norma di gennaio scorso aveva in buona misura sospeso. Perché il tentativo è chiaro: i firmatari della proposta di legge 114 vogliono riaprire le porte dei gruppi consiliari a collaboratori, consulenti, impiegati oggi fuori dai ruoli regionali per metterli a carico delle casse pubbliche. Riaprendo, con le assunzioni esterne, anche il rubinetto dei fondi pubblici da gestire in privato. Se la norma di gennaio impone l’impiego nei gruppi di personale in regime di comando, quindi già nei ruoli regionali, i sedici consiglieri intendono riportare i collaboratori dei gruppi sotto il controllo dei partiti, che però li pagherebbero di nuovo coi soldi dei contribuenti. Controllo totale, come avveniva fino al 2009, quando erano i presidenti dei gruppi a stabilire le qualifiche dei dipendenti, il livello di retribuzione, le indennità, qualsiasi voce del contratto come in un’azienda privata. E per avere un’idea di come sia stata gestita questa situazione incredibile, sino alla stabilizzazione dei 22 dipendenti, basta dare un’occhiata al tabulato degli stipendi: si va da un minimo di 1922 euro mensili fino a un massimo di 4669 euro, quest’ultima la busta paga di Angelo Sanna, fedelissimo del gruppo misto e indagato per peculato nell’inchiesta-bis. È chiaro: c’è una pletora di amici da sistemare, persone che lavorano da anni nelle stanze dei partiti e altri che hanno dato una mano in campagna elettorale. L’idea è di farli retribuire dalla Regione, ristabilendo il flusso di denaro Presidenza-gruppi politici con obbiettivi che alla luce di quanto è avvenuto nel passato sono tutti da chiarire. Ieri, nel polverone sollevato dal servizio della Nuova Sardegna, circolavano numeri incontrollati insieme a nomi di persone legatissime a onorevoli ed ex onorevoli che la legge approvata otto mesi fa per metter fine agli sprechi dei gruppi consiliari ha lasciato a terra. Impossibile parlare di benefici per la collettività, la proposta - che dovrebbe essere discussa il mese prossimo dopo un rapido passaggio in commissione - è rivolta a risolvere solo problemi interni ai partiti.
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