La Nuova Sardegna

Ultimatum di Alfano ai prefetti: annullate le nozze gay nei comuni

di Maria Berlinguer
Ultimatum di Alfano ai prefetti: annullate le nozze gay nei comuni

Ma il diktat del ministro fa il pieno di critiche. Il presidente del Pd Orfini: non è lui a dettare l’agenda Il leader dell’Ncd ribatte: troppe polemiche ideologiche, la diversità di sesso è un requisito necessario

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ROMA. Angelino Alfano intima ai prefetti di cancellare la registrazione dei matrimoni gay, ma i comuni e il Pd insorgono e respingono al mittente il diktat. «Invece di annullare le registrazioni preoccupiamoci di renderle possibili», dice Matteo Orfini, presidente del Pd. «Non è Alfano a dettare l’agenda al governo sui diritti», avverte il sottosegretario alle riforme Scalfarotto. «Leggeremo la loro stupida circolare, se vogliono gli atti di trascrizione dei matrimoni contratti all’estero lo facciano ma io non ritiro la mia firma, io non obbedisco», avverte il sindaco di Bologna. Ma Alfano in serata torna all’attacco. «Vedo troppe polemiche ideologiche», scrive su Facebook dove inserisce la sua circolare ai prefetti nella quale si precisa che la «diversità di sesso è un requisito necessario» per le nozze il cui riconoscimento «è di competenza esclusiva del Parlamento».

È ancora mattina quando il leader Ncd nonchè ministro dell’Interno annuncia in un’intervista a una radio privata l’intenzione di chiedere ai prefetti di cancellare il registro delle nozze gay, ovvero la trascrizione delle unioni tra coppie omosessuali avvenute all’estero negli elenchi dei comuni italiani. «In caso di inerzia si procederà d’ufficio all’annullamento», dice Alfano. «In Italia non è possibile che ci si sposi tra persone dello stesso sesso, quindi quei matrimoni non possono essere trascritti nei registri dello Stato civile italiano per il semplice motivo che non è consentito dalla legge».

Immediata le reazione dei sindaci che hanno invece deciso, in mancanza di una legge italiana, di regolarizzare civilmente le unioni gay contratte all’estero. E tra i primi a respingere l’affondo del ministro c’è il sindaco di Grosseto, dove una sentenza del giudice ha imposto al comune la trascrizione di un matrimonio tra gay. «Conta più una sentenza del tribunale che una circolare del ministro», dice a Radio 24 Emilio Bonfazi. «Se il ministro voleva fare una cosa fatta bene, visto che è ministro e non passa lì per caso, dove impegnarsi perché il Parlamento si adoperi per approvare una legge in un senso o nell’altro» aggiunge.

Durissime anche le reazioni di Bologna, Napoli e Udine. «Rispondere con una circolare a questioni che riguardano le vita concreta delle persone non è solo burocratico ma tragicomico: quali motivi di ordine pubblico impediscono la trascrizione?» chiede Merola che sul tema si è già scontrato con il rappresentante del governo nella Provincia. «Si assumano la responsabilità di negare ancora una volta i diritti riconosciuti a livello europeo: noi siamo da tempo sia cittadini italiani che cittadini europei e io non posso accettare che lo stato nazionalizzi in senso discriminatorio e antieuopeo i diritti civili». Sulla scia di Merola si muovono anche Napoli e Udine. Il comune di Napoli annuncia che ricorrerà nella sedi giudiziarie competenti perché «la circolare per annullare le trascrizioni è contraria al principio costituzionale dell’uguaglianza dei diritti». «Una questione come questa non va risolta con circolari burocratiche ma deve essere portata in Parlamento e davanti alla Corte Costituzionale», rincara il sindaco di Udine, Furio Honseli. Seguito dal vicesindaco di Roma, Luigi Nieri, che annuncia che presto anche nella Capitale ci sarà un registro dei matrimoni gay. Anche il grillino Federico Pizzarotti si schiera «dalla parte dei sindaci contro Alfano». E tutto il Pd prende le distanze dal ministro. A partire dal capogruppo alla Camera, Roberto Speranza. «Alfano si occupa con molta insistenza di nozze gay, come se da questo dipendesse la sicurezza del Paese, e i diritti delle persone invece», twitta Speranza. «Esca dalle caverne», ironizza Nichi Vendola (Sel). Corale la condanna di tutte le associazioni omosessuali. Perfino Gaylib, è durissima. «Alfano cambi idea oppure si dimetta da un posto che occupa grazie al voto degli elettori del Pdl e di Berlusconi che sui diritti civili sta facendo aperture storiche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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