La Nuova Sardegna

Appello dei sindaci: «Prima della sanità riformiamo gli Enti»

di Francesco G. Pinna
Appello dei sindaci: «Prima della sanità riformiamo gli Enti»

Abbasanta, i Comuni considerati i pilastri del cambiamento L’assemblea dell’Anci indica alla giunta una serie di priorità

3 MINUTI DI LETTURA





ABBASANTA. I sindaci battono cassa e chiedono di essere coinvolti nella riforma degli enti locali. Per dire la verità, ieri al Centro Servizi Losa di Abbasanta, dove si sono riuniti per l'assemblea regionale dell'Anci in vista del Congresso nazionale in programma a Milano ai primi di novembre, il coinvolgimento attivo nel progetto di riforma più che chiederlo lo hanno preteso. Ponendo alla Regione - Giunta e Consiglio - una condizione irrinunciabile: niente riforma delle Aziende sanitarie locali se prima non si definisce il riordino degli enti locali.

Impegni e dichiarazioni. «Su questo siamo pronti a metterci di traverso», ha detto senza mezzi termini il presidente Pier Sandro Scano davanti all'assessore agli Enti locali Cristiano Erriu, che peraltro lo ha preceduto nella guida dell'associazione. «Sarebbe ben strano se dovessimo definire il numero dei "distretti" in base a quello delle Asl», hanno concordato un po' tutti.

La posizione dell’assessore. Quando è stato il suo momento di parlare, almeno su questo aspetto Erriu non si è sbilanciato più di tanto. Ha preso atto della bozza di riforma in 16 punti predisposta dall'Anci e ne ha condiviso i due punti cardine, i Comuni da una parte e la Regione dall'altra, indicati da Scano ma niente di più. «Le nostre proposte e quelle della Regione non sono inconciliabili ma sono ancora diverse», ha ammesso del resto Scano chiedendo il via libera a portare la bozza al tavolo della trattiva. E gli amministratori dell’isola senza tentennare glielo hanno dato, all'unanimità, per alzata di mano.

Cardini e coordinate. Comuni e Regione, quindi, i due pilastri della riforma che verrà. Con una puntualizzazione da parte dei sindaci: il superamento delle Province deve portare al potenziamento dei Comuni, non del centralismo regionale. E una conseguente messa a fuoco da parte dell'assessore. Secondo Erriu infatti «il conflitto tra neomuncipalismo in crescita e regionalismo in declino deve trovare una soluzione, altrimenti si rischia il blocco totale».

I moderni riassetti. Tutta da definire, poi, la questione dei "Distretti" e delle "Unioni" dei Comuni. Sui numeri e sulle dimensioni si può anche trattare, ma per l'Anci dev'essere intoccabile il principio della "volontarietà": ogni Comune sceglie senza imposizioni con chi raccordarsi.

Bilanci e fondi. Apertissimo anche il fronte della questione finanziaria. Scano ha premesso che ad agosto non c'è proprio stata la pioggia di milioni sui Comuni sardi di cui avevano parlato in precedenza i giornali. Ha sottolineato, anzi, come i Comuni debbano incassare ancora il 50 per cento del Fondo unico. E per quanto riguarda la loro ripartizione ha messo le mani avanti: 91 per cento ai Comuni e neanche un punto in più alle Province rispetto al nove per cento storico.

Le sforbiciate. «Niente tagli, tutt’altro: visto che il bilancio della Regione nel 2015 potrà contare su un miliardo in più, che arriva dallo Stato, la quota del Fondo unico deve aumentare in proporzione», ha ribadito nel corso del dibattito il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda. E in ogni caso, i Comuni chiedono un interlocutore unico, la Regione, e il superamento del Patto di stabilità per rilanciare gli investimenti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Incidente stradale

Violento scontro frontale tra auto e camper sulla Sassari-Castelsardo, conducente estratta dalle lamiere e trasportata in elisoccorso: è grave

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative