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Asinara, coro di no contro il 41 bis

Asinara, coro di no contro il 41 bis

L’ipotesi della riapertura del penitenziario non piace: «Salto indietro di decenni»

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SASSARI. «Fuori dalla storia e da ogni logica»: l’ha definita così Antonello Peru (FI), vice presidente del consiglio regionale, la proposta di riaprire il supercarcere dell’Asinara per accogliere - come in passato - i detenuti sottoposti al 41bis.

Il ragionamento della commissione tecnica - della quale fanno parte i magistrati Nicola Gratteri, Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita - che fa riferimento direttamente alla presidenza del consiglio dei ministri, qualche preoccupazione però la sta creando (e non solo in Sardegna).

«Invitiamo il presidente Pigliaru a contestare con il massimo sdegno, prima che venga presa una decisione sopra le nostre teste – ha concluso Peru – è una ipotesi vergognosa».

E sulla vicenda è intervenuto ieri l’avvocato Francesco Lai, componente della giunta dell’unione Camere penali italiane. «La notizia riguardante la possibile riapertura del carcere dell'Asinara – ha detto – costituisce l'ultima indiscrezione proveniente dai lavori della commissione istituita dal premier Matteo Renzi e presieduta da Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, a cui sarebbe demandata l'elaborazione di riforme in tema di giustizia. Di cosa si occupi in concreto questa commissione non è dato sapere. Certo è che una delle questioni oggetto di intervento in chiave riformatrice parrebbe essere proprio quella dell'edilizia penitenziaria, rispetto alla quale la Sardegna, suo malgrado, recita un ruolo di protagonista». L’avvocato Lai ricorda che «sul carcere di Fornelli, sulla sua possibile nuova apertura e destinazione ai detenuti in regime di 41bis dell'Ordinamento penitenziario, si dibatte pressochè ciclicamente per poi archiviare l'argomento relegandolo alla stregua di un temporale di agosto».

Ma non sempre è così. «In questo caso, tuttavia – continua l’avvocato Lai – preoccupa l'idea che la riapertura del carcere dell’Asinara non venga più ipotizzata come atto in sè, ma si innesti in un complessivo disegno di riordino della geografia carceraria che vorrebbe concentrare la presenza dei ristretti in regime di "carcere duro"in alcune zone che, naturalisticamente, meglio di altre si presterebbero ad ospitarli perché difficilmente raggiungibili e dunque meno esposte a possibili contatti con l'esterno».

Secondo il rappresentante della Camere penali, «se un simile progetto prendesse corpo, ad essere violato sarebbe, ancora una volta, il principio della territorialità della pena e con esso si assisterebbe ad un'inaccettabile compressione dei diritti di difesa. Si pensi al sacrificio richiesto al difensore di un detenuto calabrese o siciliano che dovrebbe arrivare all'Asinara per sostenere un colloquio con il proprio assistito, nel pieno esercizio di prerogative costituzionalmente date».

Anche per Francesco Lai, parlare di riapertura del super carcere, anche solo come esercizio dialettico, «rappresenterebbe, per la civiltà giuridica italiana, un salto all'indietro di parecchi anni di cui, francamente, non si avverte la necessità. Non si dimentichi che in Sardegna si è investito tanto, per la costruzione di nuovi istituti, quando forse sarebbe stato meglio destinare risorse verso altri settori più bisognosi di attenzione da parte della politica. Non è con la realizzazione di nuove carceri che si risolve il problema del sovraffollamento». (g.b.)

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