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Deriu: possibile conciliare proposte diverse

Deriu: possibile conciliare proposte diverse

Per il consigliere del Pd sono integrabili gli interventi d’emergenza e le richieste degli amministratori

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CAGLIARI. Due proposte in campo molto diverse per la riforma degli Enti locali ma che si possono incontrare. «Non sono per niente inconciliabili», commenta Roberto Deriu, consigliere regionale e presidente dell’Unione Province, autore di mille battaglie a difesa dell’ente intermedio.

«La giunta regionale si prefigge di affrontare un’emergenza», spiega Deriu, «mentre i Comuni devono ridisegnare l’equilibrio di nuovi poteri». Insomma una riforma in due fasi. Ma lo stesso Piersandro Scano ,presidente dell’Anci, è possibilista: «Si possono chiamare distretti o in altro modo, l’importante è che non si facciano le riforme tracciando le linee con un pennarello sulla carta della Sardegna». Riforme condivise, dunque.

Ma un punto sembra assodato: le attuali Province verranno sostituite da distretti amministrativi regionali nei quali potranno essere decentrate funzioni amministrative regionali . È possibile che la riduzione degli enti arrivi a sei o cinque, con alcuni accorpamenti tra i territori, (tra le possibili unioni c’è quella di Olbia e Nuoro) e l'istituzione della città metropolitana di Cagliari, che però dovrà gestire funzioni proprie per i Comuni dell'area vasta e che quindi - anche se previsto dalla normativa nazionale non coinciderà con l'attuale provincia.

Le linee di indirizzo della giunta puntano quindi a salvare il patrimonio pubblico costituito dalle aministrazioni e continuare a dare servizi ai cittadini. Il motore politico, però, sarà quello dei Comuni. «Il distretto è una sorta di scatola che conserva intatta la funzione amministrativa e consente di continuare l’erogazione dei servizi», afferma Roberto Deriu. Esaurita la fase di transizione, si potrà procedere verso il federalismo interno.

La posizione della giunta è chiara: «Vogliamo riorganizzare il sistema associazionistico attraverso il sistema delle unioni, rispettando il principio della volontarietà e l'autonomia dei comuni», ha spiegato Cristiano Erriu, «esiste oggi un intreccio di funzioni che vanno riallocate in un quadro nazionale governato dalla legge Del Rio che nelle regioni a statuto ordinario è già pienamente operativa. In Sardegna la situazione è più complessa e occorre anche definire il destino delle 2500 persone che operano nelle attuali Province, comprese le società in house». Proprio su questo punto si sofferma Tore Sanna, presidente dell’Aiccre: «Più della parte finanziaria, che pure è importantissima, mi fa pensare alle difficoltà del trasferimento delle persone che lavorano nelle Province sia pure da un ufficio all’altro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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