La Nuova Sardegna

Aids per uccidere la leucemia

di Pier Giorgio Pinna
Aids per uccidere la leucemia

Dai prossimi mesi terapia avveniristica nell’isola grazie al direttore del centro specialistico sardo

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SASSARI. Sbarcano in Sardegna i serial killer che uccidono le leucemie. Il loro arrivo farà aprire nuovi orizzonti di speranza nella lotta ai tumori grazie alla tecnica avveniristica messa a punto dal luminare statunitense Carl June. «C'è in effetti la possibilità concreta che l'isola possa concorrere alle sperimentazioni profit finanziate in Europa dall'industria farmaceutica privata in questa direzione – conferma da Cagliari Emanuele Angelucci, uno dei massimi specialisti italiani per queste patologie – L'iniziativa non riguarderà i centri ematologici di Sassari e Nuoro, ma il capoluogo di regione, nell'ospedale Businco. perché la metodologia elaborata in Pennsylvania è inquadrata dal punto di vista scientifico come una tecnica di trapianto. E in questo senso il centro per tutta la Sardegna è proprio qui».

Diffusione. La notizia era particolarmente attesa. Soprattutto se si considera che nell’isola i tassi d’incidenza di patologie come la leucemia e i linfomi sono più elevati rispetto ad altre aree del Mediterraneo.

Relazioni interpersonali. La motivazione della scelta dell'isola tra le regioni chiamate ad avviare quella che appare come una rivoluzione nel mondo della medicina moderna, comunque, si basa sui rapporti diretti tra Angelucci e June. «Già in passato abbiamo avuto consolidati contatti di collaborazione con l’University of Pennsylvania e adesso tutto lascia pensare che possano venire ulteriormente rilanciati», spiega infatti il direttore dell'Unità operativa sarda.

Tecniche e percorsi. Ma in che cosa consiste la nuova terapia? E quali sono le tappe seguite finora? Dal sangue dei malati si prelevano sottogruppi dei globuli bianchi chiamati linfociti T. In laboratorio questi linfociti vengono infettati da vettori derivati dal virus Hiv. Poi li si modifica per renderli inoffensivi per quel che riguarda i pericoli legati all’Aids, o sindrome da immuno-deficienza-acquisita.

Micidiali “proiettili”. Trasformati così in armi anticancro capaci di annientare solo le cellule tumorali senza ledere tutte le altre, i serial killer vengono quindi iniettati sui pazienti che soffrono di leucemia. Su un campione di ammalati curati in questo modo, per il momento molto limitato, nove su dieci sono guariti senza più conseguenze. E il loro stato di salute si è mantenuto ottimo a distanza di parecchi anni.

Le valutazioni. «In sostanza con il metodo di portare dentro gli organismi questi linfociti si stimola l’azione contro le cellule leucemiche - puntualizza il dottor Angelucci – A ogni modo, la modifica del gene non sarà gestita in loco. Noi un domani manderemo i linfociti negli Stati Uniti, dove saranno trattati in un regime di sicurezza. Dagli Usa poi torneranno in Sardegna per la parte finale delle operazioni».

Autorevoli conferme. Dopo che la rivista “Science” l’ha definita una bomba che sconvolgerà dalle fondamenta le metodiche nella battaglia contro il cancro, è così cresciuto in tutto il mondo l’interesse verso la scoperta. Non solo dei ricercatori. Anche di Big Pharma. Tanto che il colosso Novartis ha deciso di stanziare 10 miliardi di dollari - una somma enorme - per sostenere le indagini scientifiche in un campo che allo stato attuale resta del tutto sperimentale. E costosissimo. Almeno sino a oggi. Negli Usa per i sessanta pazienti che si sono sottoposti alla nuova tecnica è stato necessario pagare in qualche caso sino a 600mila dollari per ciascuno.

Tempi e autorizzazioni. «Una cosa a ogni modo dev’essere chiara a tutti sin da questo momento – precisa sul punto Angelucci – Questa non è una sperimentazione accademica, ma è una iniziativa a tutti gli effetti promossa dall’industria farmaceutica». In Europa sin qui sono stati coinvolti Regno Unito, Francia, Germania e per l’Italia solo qualche struttura come Bologna.

Il quadro regionale. «Tutti quei Paesi e tutti quei centri sono in grado di muoversi rapidamente nel rilasciare i via libera – commenta in ultima analisi il direttore dell’Unità operativa cagliaritana – Da noi l’intera questione sarà gestita dall’Azienda sanitaria numero 8. E ci auguriamo che anche nel nostro caso tutte le autorizzazioni possano arrivare al più presto». «Ma sul piano dei tempi legati all’applicazione delle disposizioni di legge italiane non vorrei illudere nessuno – conclude lo specialista – E per questo, nonostante i rapporti di collaborazione siano già stati avviati su questo specifico piano, penso che sia prudente dire che saremo pronti a fare la nostra parte non prima di un anno a cominciare da oggi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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