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il Metodo usa

Serial killer per eliminare le cellule tumorali

SASSARI. «Stati Uniti, cellule riprogrammate salvano bimba dalla leucemia». Quattro anni fa è stato questo il primo titolo di giornale che ha riacceso tante speranze sulle moderne frontiere della...

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SASSARI. «Stati Uniti, cellule riprogrammate salvano bimba dalla leucemia». Quattro anni fa è stato questo il primo titolo di giornale che ha riacceso tante speranze sulle moderne frontiere della medicina. La piccola americana, la paziente numero 1 sottoposta al nuovo metodo quando era già in condizioni disperate, aveva sette anni. Oggi è viva. E sanissima. «Sembra che non sia mai stata malata», commentano adesso tra loro gli specialisti. «Dicevano che sarei morta», racconta lei stessa a chi va a intervistarla. E per capire di quale prodigiosa guarigione si possa parlare converrà ripercorrere questa straordinaria storia proprio partendo dalle notizie diffuse nel 2010 dalle agenzie di stampa internazionali.

Gli esordi. «Insegnando al sistema immunitario la capacità di riconoscere le cellule tumorali sarà possibile curare la leucemia, o perlomeno farla sparire per mesi»: così veniva spiegata all’inizio di tutto la tecnica del professor Carl June, che ora punta a estenderla ad altri tipi di cellule cancerogene. Il risultato ottenuto e lo studio sul caso erano stati presentati al meeting della American Society of Hematology di Atlanta. Alla protagonista della vicenda era stata diagnostica una leucemia linfoblastica acuta. Ossia una malattia che fa “impazzire” le cellule B del sistema immunitario trasformandole in tumorali.

Assimilazione metodologica. Per contrastare l’avanzare della patologia i ricercatori avevano prelevato le cellule T della bambina statunitense, ritenute dagli scienziati una delle prime difese dell’organismo, e poi con un virus Hiv disattivato avevano insegnato loro a riconoscere le cellule B. Una volta iniettate, le cellule T hanno iniziato a distruggere quelle tumorali. Da allora la stessa tecnica, sempre su scala sperimentale, all’University of Pennsylvania è stata replicata dal team di 200 professionisti guidati da June su decine di altri pazienti volontari. In sostanza gli anticorpi ottenuti in laboratorio si comportano come altrettanti Cavalli di Troia. Penetrano in territorio nemico, come Ulisse e i suoi uomini, e sconfiggono il cancro eliminando una dopo l’altra le cellule tumorali: non è chiaro ai profani, in questa circostanza, quanto potendo contare sul fattore-sorpresa oppure sulla somma di processi irreversibili che alla fine mettono all’angolo in maniera definitiva le capacità offensive di leucemie e linfomi.

Statistiche. I dati ufficiali sui risultati ottenuti sino a oggi dallo staff guidato del professore americano saranno pubblicati in novembre dopo anticipazioni fornite da “Science”. L’esito si annuncia al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Del resto, se un gruppo fortissimo come Novartis ha deciso di puntare una montagna di dollari su questo metodo, un fatto è certo: la medicina, almeno dal punto di vista delle armi di contrasto nei confronti delle leucemie, cambierà. E profondamente. (pgp)

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