Giallo di qualità con Mortensen
“I due volti di gennaio”ispirato ad un romanzo di Patricia Highsmith
Si rivede sullo schermo un romanzo di Patricia Highsmith, prolifica scrittrice di gialli, ispiratrice, nel suo primo romanzo, “Sconosciuti in treno”, di un bel film di Hitchcock, “Delitto per delitto”. La sua fama fu però certificata tardivamente da Wenders che, nel 1977, con “L’amico americano” mise in immagini, con molta libertà, il suo personaggio più famoso, Tom Ripley, poi riproposto da Antony Minghella e persino da Liliana Cavani. E a Minghella, e al suo amico Pollack, entrambi scomparsi, che si deve, sul piano ideativo, anche “I due volti di gennaio”, scritto nel 1964, ambientato in una Grecia invernale – il gennaio del titolo – in cui un americano (Viggo Mortensen), che ha truffato i suoi amici malavitosi, fuggendo poi in Europa con la bella moglie (Kirsten Dunst), finisce per essere protetto da un concittadino, anche lui transfuga (Oscar Isaac), che si arrangia facendo la guida turistica e truffando amichevolmente le turiste.
Se il romanzo è prolisso, al punto da sommergere lo spunto classico delle trame della scrittrice – l’ambigua attrazione che si stabilisce tra le persone in difficoltà – il film semplifica le biografie dei protagonisti e punta al sodo, cioè al triangolo criminale-amoroso, senza neanche farsi condizionare troppo dal fatto di dover girare in luoghi turistici celebratissimi (il Partenone, il palazzo di Cnosso a Creta) che potrebbero rubare la scena agli eventi delittuosi. Lontana anni luce dalla scena survoltata del cinema d’azione contemporaneo, la regia di Hossein Amini, iraniano di formazione inglese, è fin troppo pacata, fin dalla convincente ambientazione post bellica.
Ma forse il suo maggior merito è proprio il tenere la vicenda poliziesca sul filo del rasoio, senza complicazioni romantiche e senza caratterizzare troppo negativamente il personaggio del gangster, anche lui vittima delle circostanze, cioè perfettamente in linea con la filosofia della scrittrice.
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