Il sommerso delle seconde case al mare
CAGLIARI. C’è un boom delle seconde case che rimane nascosto. La Regione vuole cambiare: «Non si tratta di arginare il fenomeno ma di farlo emergere», afferma Francesco Morandi. Come? La ricetta è...
CAGLIARI. C’è un boom delle seconde case che rimane nascosto. La Regione vuole cambiare: «Non si tratta di arginare il fenomeno ma di farlo emergere», afferma Francesco Morandi. Come? La ricetta è una sola: regole più chiare per gli imprenditori del settore turistico per difendere chi rispetta le norme. Morandi spiega: «Gli interventi che faremo saranno innanzitutto di tipo normativo. Dobbiamo creare un sistema classificato contro il sommerso. Lo fa già il Trentino da molti anni. Ma occorre anche la collaborazione dei Comuni. Capisco i problemi e le difficoltà dei piccoli centri, ma lavoreremo con l'Anci sull'uso imprenditoriale delle seconde case. Ci saranno vantaggi per tutti a far scomparire quelli che oggi si chiamano villaggi fantasma».
Perché i Comuni? Almeno per due motivi: perché devono avere il controllo del territorio e perché l’uso delle seconde case porta a gravi squilibri nella gestione dei servizi essenziali (acqua e fognature) nei mesi in cui le seconde case vengono affittate ai turisti.
Secondo uno studio elaborato dal Crenos, l’istituto di ricerca economica delle Università di Cagliari e Sassari, l’incidenza presunta del sommerso e quindi delle seconde case nell’isola è pari al 77% nel confronto tra presenze ufficiali e le stime di un’indagine campionaria. La Sardegna risulta essere la regione più interessata dal fenomeno delle seconde case (nascoste): precede, infatti, la Puglia che ha il 70%, il Molise, 62 per cento, e il Lazio che ha il 61 per cento di affitti in nero. Dal confronto emerge anche che il fenomeno del sommerso in Sardegna è in crescita: in termini assoluti significa che circa 23 milioni di pernottamenti sfuggirebbero alle statistiche ufficiali.(a.f.)
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