La Nuova Sardegna

L’Italia e la Francia sotto la lente dell’Ue Il premier fiducioso

di Lorenzo Robustelli
L’Italia e la Francia sotto la lente dell’Ue Il premier fiducioso

Entro il 22 si saprà se la legge di bilancio piace a Bruxelles E la Merkel fa la voce grossa: «Tutti rispettino le regole»

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BRUXELLES. È dietro le parole “crescita” e “occupazione” che Italia e Francia hanno schierato le truppe a difesa delle loro leggi di bilancio che da ieri sono all’esame di Bruxelles. Negli uffici della Commissione europea ci sono squadre di analisti specializzati per singoli Paesi che da ieri mattina stanno vagliando le leggi di stabilità dei governi dell’euro e la risposta arriverà a breve. Il termine per una bocciatura è tassativamente fissato al 29 ottobre, ma già entro il 22 si saprà che aria tira, perché entro quel giorno se dall’esecutivo europeo saranno sollevati dei dubbi, questi dovranno essere inviati alle Capitali per avere delle chiarificazioni. Se dunque entro mercoledì prossimo nessuno si sarà fatto vivo da Bruxelles, ci sono ottime speranze che la legge ha ottenuto disco verde.

Nella capitale europea l’attenzione è tutta su Francia e Italia, i Paesi che hanno annunciato che non rispetteranno i patti. La Francia esagera, non rispetterà la soglia del 3 per cento nel rapporto deficit/Pil nel 2015 e fino al 2017. L’Italia invece resterà sotto il 3 per cento ma non correggerà il deficit strutturale dello 0,7 per cento come pattuito quando però la crescita stimata era dell’1,1 per cento, e si fermerà allo 0,1. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ieri davanti al Bundestag ha fatto la voce grossa: «Tutti i Paesi membri dell’Ue - ha detto - devono rispettare completamente le regole del patto di stabilità e di crescita». E Matteo Renzi concorda. La manovra italiana è «espansiva - ha detto dopo il varo - cerca di essere anticiclica pur rispettando i vincoli europei», assicurando che l’Italia rispetterà l’obiettivo del 3% nel rapporto deficit/Pil. La decisione, appare chiaro ogni giorno di più, sarà politica, e potrebbe essere dilaniante per l’Unione. Nel 2003 si permise proprio alla Germania (e alla Francia) di violare le regole (presidente della Commissione era Romano Prodi), ma, era la tesi sottesa, si era tranquilli che a Berlino si stava preparando una grande ripresa, come infatti fu. Sarà il caso di restituire il favore e credere alle riforme di Renzi? Certo, questa volta la Francia versa proprio in cattive acque, e il timore a Bruxelles è che se si concede qualcosa ora si possano rompere tutte le “dighe”.

François Hollande a Milano ieri ha fatto il vago, e a chi gli chiedeva se a margine del vertice Ue-Asia avesse affrontato la questione della manovra francese che fa saltare tutti i vincoli ha tagliato corto: «No, non ne ho parlato». Intanto a Berlino Merkel insisteva che il Patto di stabilità e crescita è la “pietra angolare” su cui si regge la fiducia dell’Eurozona, e ha aggiunto che i “primi successi” in Paesi come Spagna, Portogallo e Irlanda (dove gli aiuti europei sono arrivati solo dopo che si sono insediati governi conservatori), mostrano che la rotta è “corretta”. Del resto, ha aggiunto, le regole stabilite «non sono piovute dal cielo», ma sono state il frutto di un lungo negoziato e approvate da tutti i governi e dal Parlamento europeo.

Renzi ha mantenuto la sua linea: «L’Europa - ha detto ieri a Milano - deve trovarsi capace di dare una risposta economica che investa sulla crescita e non solo sul rigore dell’austerity, ma di questo discuteremo nel Consiglio europeo di fine ottobre». Ma il premier ha anche ricordato, così come si fa nell’introduzione della manovra inviata all’esame di Bruxelles, che l’Italia è «attraversata da riforme strutturali. In 7 mesi abbiamo impostato una rivoluzione nel mercato del lavoro, lo rendiamo più semplice, abbiamo abbassato le tasse, 18 miliardi per le imprese, abbiamo messo in cantiere riforme istituzionali della Pa e della giustizia civile per portarla a performance in linea con i Paesi più avanzati». «C’è bisogno di investire sul domani, non si esce dalla crisi senza un grande investimento sulla crescita», ha aggiunto, mentre il ministro Padoan ha spiegato che la manovra «è fortemente a favore dei lavoratori e creerà più lavoro».

lorenzo@robustelli.eu

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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