La Nuova Sardegna

il processo per le scorie a portoscuso

Siti inquinati: cittadini parte civile

di Mauro Lissia
Siti inquinati: cittadini parte civile

Per i ritardi nella bonifica sotto accusa i vertici della Portovesme srl

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CAGLIARI. Se gli amministratori della Portovesme srl sono colpevoli o no di aver ritardato la bonifica dell'area industriale e di aver abbandonato al loro destino scorie di metalli pesanti attorno allo stabilimento lo stabilirà il giudice Alessandra Angioni, che ieri ha aperto il processo penale e ammesso le parti civili. Di certo da qui alla sentenza il caso Portovesme e le condizioni ambientali del sito più inquinato della Sardegna saranno al centro dell'attenzione generale. Basta vedere quanto è accaduto ieri mattina davanti al palazzo di giustizia, dove una folla di manifestanti armati di teschi, maschere antigas, bidoni e bandiere capeggiata dal consigliere provinciale Angelo Cremone ha presidiato il tribunale per l'intera durata dell'udienza. Gli imputati sono due: il manager Carlo Lolliri (72 anni) di Carbonia difeso da Massimo Melis, e il responsabile tecnico Aldo Zucca (62) di Gonnosfanadiga, difeso da Leonardo Filippi. L'accusa sostenuta dal pm Daniele Caria è riferita al 2007 ma potrebbe idealmente abbracciare l'intera vita dell'industria metallurgica del Sulcis: i ritardi nella bonifica dei siti inquinati dalla stessa Portovesme srl, l'aver omesso di eliminare dal suolo contaminato da metalli pesanti quanto resta delle lavorazioni. Come dire arsenico, cadmio, mercurio, piombo che si trovano - così è scritto nel capo d'imputazione - ad appena mezzo metro di profondità sul lato est del capannone al porto. Un'altra imputazione è legata al conferimento nell'impianto di trattamento Waeltz terre che secondo l'accusa contenevano sostanze pericolose. La terza al fatto di aver gestito "ingenti quantità di rifiuti speciali pericolosi omettendo la compilazione dei formulari di identificazione". Ritardi e omissioni che potrebbero aver fermato l'attività agricola e provocato danni alla salute dei cittadini. Ecco perché il giudice ha chiamato in causa l'azienda come responsabile civile - è difesa da Massimo Melis - e ammesso come parti civili il ministero dell'ambiente, tutelato dall'avvocato dello Stato Giandomenico Tenaglia, il comune di Portoscuso con l'avvocato Toto Casula, il consigliere Cremone, gli agricoltori Anselmo Loddo e Giancarlo Ballisai, l'operaio Aurelio Maccioni oltre l'associazione consumatori Sardegna.

Intanto, in attesa che il processo entri nel vivo - la prossima udienza il 30 gennaio - la Portovesme srl ha diffuso attraverso l'avvocato Melis una nota sulla vicenda al centro del procedimento penale: «La Portovesme - è scritto - non è accusata di aver inquinato l'area del capannone al porto di Portoscuso. La società ha infatti acquisito l'area dalla precedente proprietaria Enirisorse spa nell'anno 2002 con il progetto di bonifica già approvato dal comune di Portoscuso, assumendo contrattualmente l'onere di realizzare tale progetto. Le terre inquinate - prosegue la nota - sono state integralmente asportate e regolarmente smaltite si dall'anno 2010 e da tale data la società ha invano richiesto l'intervento delle autorità per ottenere la certificazione di assenza di contaminazione necessaria per il completamento delle ultime e marginali attività previste dal progetto di bonifica, la copertura dello scavo. Tutti questi fatti risultano chiaramente dalla documentazione che produrremo».

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