Gelo tra azienda e sindacati a Roma la trattativa rischia il ko
I rappresentanti dei lavoratori vogliono che tutti i 1634 dipendenti vengano salvati La società dell’Aga Khan in caso di mancato accordo farà partire i licenziamenti già da domani
OLBIA. Sono ore febbrili dentro Meridiana e attorno a Meridiana. Alla vigilia del vertice decisivo di oggi a Roma, ministero del Lavoro, a un’azione ne corrisponde un’altra uguale e contraria. Venerdì scorso l'azienda aveva proposto una riduzione dei licenziamenti: non più 1634 ma 1356, con 278 dipendenti dunque salvati. Le sigle, tutte, nessuna esclusa, avevano subito respinto l'offerta e ieri pomeriggio hanno confermato questa linea dopo l'assemblea dei dipendenti al museo di Olbia.
«Nessun licenziamento, altri due anni di cassa integrazione per avere un piano che preveda la fusione tra Meridiana e Air Italy» è l’imperativo. E in serata, come risposta indiretta, è filtrata l'ipotesi che Meridiana non presenti più il "piano C", quello che doveva prevedere un'ulteriore riduzione degli esuberi. Altri cento lavoratori da salvare in aggiunta ai 278. Uno sforzo che sia la Regione che il Governo avevano richiesto all'ad Roberto Scaramella. Muro contro muro, insomma. Con l’azienda pronta a far ripartire domani la procedura per licenziare i 1634.
Un bel guaio. Con una domanda a questo punto fondamentale: che cosa farà il Governo? L’impresa di far trovare un’intesa sembra ardua. L’esecutivo Renzi appare orientato a percorrere la strada di Alitalia. Da una parte, vuole salvare l’azienda. «Se non licenziamo, chiudiamo, ma non falliamo» è la tesi forte dell’ad Roberto Scaramella (e dell’Aga Khan). Dall’altra vuole proteggere i lavoratori, sperando ancora in meno esuberi e offrendo ai licenziati dai 4 ai 6 anni di ammortizzatori sociali: ovvero lo stipendio pari all’80% dell’ultima busta paga. La soluzione trovata per l’ex compagnia di bandiera nell’ultima crisi (tagliati mille dipendenti).
Che questa possa essere la sintesi del Governo - sempre che Meridiana applichi all’ultimo momento il “piano C” - l’ha fatto capire ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Mi auguro che possa esserci una ulteriore riduzione degli esuberi rispetto all'ultimo incontro - ha detto all’Ansa -. Siamo convinti di poter ottenere ancora qualcosa. Perché abbiamo chiesto all'azienda di fare di più. Sentiremo cosa dice e vedremo l'esito».
Se il Governo ottenesse alla fine altri sconti sui licenziamenti, incontrerebbe comunque il no dei sindacati. Ai quali offrirebbe un’altra opzione. Una più incisiva richiesta all’azienda perché ci sia la fusione tra Meridiana e Air Italy, venerdì scorso solo accennata. E soprattutto la proposta alla compagnia di applicare il nuovo contratto di lavoro nazionale. Una strada che i sindacati (soprattutto la Cgil) hanno sempre richiesto e che Meridiana ha sempre rifiutato, sostenendo che quel contratto è disegnato «per Alitalia, non per noi». Tuttavia, anche questa soluzione rischia di non bloccare tutti i licenziamenti.
È dunque tutto incerto, alla vigilia della riunione che comincerà alle 15, con la sede che è stata cambiata tre volte in poche ore: prima in via Flavia, poi in via Fornovo, infine di nuovo in via Flavia.
Anche perché c’è un’altra variabile: i sindacati sono in fibrillazione. Al loro interno. La base ha paura che qualche sindacalista nazionale (le delegazioni sono massimo di tre, per quest’occasione) possa firmare l’accordo in extremis. Ipotesi che i sindacati romani respingono.
E allora? L’intesa - anche provvisoria, per prendere altro tempo - potrebbe arrivare con un colpo di genio. Altrimenti il Governo uscirà di scena e la trattativa sarà a due: azienda e sindacati. E sarà sui 1634 licenziamenti.
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