L’assessore: «Via subito il Patto di stabilità»
Maninchedda: manca l’idea di Stato, ma anche noi dobbiamo correggere gli errori del passato
SASSARI. Paolo Maninchedda, qual è il quadro post alluvione visto dall’assessorato ai Lavori pubblici?
«I cambiamenti climatici devono spingerci a mutare mentalità e abitudini che in passato si sono rivelate pessime. Come quella di costruire vicino ai fiumi e sopra i corsi d’acqua, sui canali tombati. Ma ora dobbiamo gestire la transizione e superare l’emergenza. Ripristinando le infrastrutture compromesse. E delineando una diversa programmazione».
Già, ma come fare?
«In questa fase dobbiamo stare vicini ai sindaci. Tentare di limitare i danni. Imparare a gestire meglio gli eventi naturali estremi. E dare, attraverso la Protezione civile oggi autonoma, informazioni e supporti adeguati».
Basterà?
«C’è necessità anche di una grande campagna di educazione civile. Tutti, di fronte ad altre alluvioni, devono sapere come comportarsi. Tipo: non percorrere strade a rischio, salire ai piani alti delle case, stare lontani dagli alvei dei fiumi quando piove molto. Insomma: dobbiamo essere più prudenti del passato».
Questo però non sarà sufficiente a far recuperare all’isola le risorse di cui ha bisogno.
«Difatti una cosa è evidente: lo Stato non ha i fondi per intervenire di fronte alle calamità. L’Italia non produce ricchezza e quella che ha la consuma. Il ministro Lupi è stato l’unico che ha mantenuto i suoi impegni. Per gli altri, con gli interventi già in programma per il sistema idrogeologico, cercheremo di operare noi. Direttamente. Oppure chiedendo fondi all’Ue proprio per questi obiettivi».
Ma intanto c’è qualche contromisura possibile?
«Metter subito da parte il Patto di stabilità: com’è possibile che lo Stato italiano non abbia collocato al di fuori dei vincoli di spesa almeno gli interventi sul dissesto idrogeologico? La Regione e i Comuni, senza quei blocchi, avrebbero potuto fare molto di più».
Invece?
«Invece, nel frattempo, siamo obbligati a convivere con la situazione di oggi e con le emergenze che arriveranno. Di sicuro, in questo modo, lo Stato rompe il patto con i cittadini e fa venire meno la certezza della regole».
In che modo?
«Beh, quei quasi 400 milioni che mancano per la ricostruzione dimostrano l’assenza di un’idea di Stato: dove mai si è visto che i cittadini di una nazione, e lo dico io che sono indipendentista, vengano lasciati soli perché nessuno è in grado di dare garanzie adeguate d’intervento? Ma almeno sul piano locale vedo che qualcosa si muove, che qualche miglioramento è in atto».
Per esempio?
«Il fatto che il sindaco di Olbia si sia posto la questione di esaminare nel suo complesso il distretto idrogeologico. Ecco, noi della giunta regionale pensiamo che si debbano definire progetti di ampio respiro come questo piuttosto che accontentarsi di misure limitate alla sola urgenza».
In generale però nei Comuni più colpiti oggi cresce la protesta perché i lavori finanziati non vengono conclusi in tempo: che cosa replica?
«Purtroppo le leggi prevedono tempi e disposizioni precise su appalti e ricorsi. Non possiamo fare più in fretta, per la parte che ci compete. Del resto, un caso come quello del G8 alla Maddalena evidenzia come la corruzione subentra non appena si abbandona un quadro di regole condiviso».
Nessuna alternativa?
«Direi che non ci resta che affrontare la fatica di gestire situazioni complesse. Il che, a volte, può comunque portare a risultati positivi».
A che cosa si riferisce?
«Oggi una delle emergenze assolute, forse la prima, è rappresentata dai canali tombati. In passato si è pensato di aggirare ogni problema usando il cemento. Ma gli ultimi nubifragi dimostrano che la furia delle acque spesso non può essere contenuta in spazi ristretti. Noi così abbiamo cominciato a fare, per la prima volta, il censimento dei canali tombati. Un domani vedremo se sarà possibile incoraggiare il trasferimento degli abitanti più esposti in aree meno pericolose».
Nel frattempo che si potrebbe fare?
«Pulire sempre tutti i canali. Evitare altre situazioni di rischio. E per il futuro studiare come delocalizzare alcune opere».
Avete già in mente qualcosa in proposito?
«Con il Piano delle infrastrutture del prossimo anno dovremmo riuscire ad accelerare i tempi su tutte queste tematiche». (pgp)
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