Il super legale: offerta dura da digerire
Parla l’avvocato degli operai Fiom reintegrati dalla Fiat e spiega quale deve essere la linea da seguire
OLBIA. È l’avvocato che ha fatto vincere la causa degli operai Fiom contro la Fiat, dopo il loro licenziamento. È quello che ha fatto condannare Meridiana per aver impedito a 18 piloti di uscire dalla cassa per tornare al lavoro. Franco Focareta è un esperto di diritto del lavoro (è anche docente universitario a Bologna) e sa di cosa si parla quando di mezzo ci sono i licenziamenti.
Professore, quali sono i rischi nei licenziamenti collettivi?
«Nei licenziamenti collettivi il primo punto delicato è l’accordo tra azienda e sindacati. Può esserci, e possono essere trovate delle misure alternative. In Meridiana è già successo. Ma l’accordo può essere anche sul numero dei licenziamenti, sugli incentivi, sui criteri. I criteri di anzianità, carichi familiari ed esigenze tecnico produttive dell’azienda sono sussidiari all’accordo. Il confronto, quindi, non è rituale, anzi. Perché il secondo punto delicato è che l’azienda, anche in caso di mancato accordo sindacale, può licenziare».
E che cosa cambia?
«Senza intesa, l’azienda deve versare all’Inps un contributo intero per ciascun licenziato, con l’intesa la metà. Senza intesa, possono esserci dei profili critici. La procedura può essere contestata se ci sono state delle violazioni. O se ce n’è stata una dei criteri. La maggior parte della cause, con l’art 18, è su questi punti».
Un esempio.
«Prendiamo i piloti che, dopo un periodo di cassa, hanno chiesto di tornare in servizio per non perdere l’abilitazione e si sono visti negare questa possibilità da Meridiana. Noi abbiamo vinto la causa. Se qualcuno di loro dovesse essere licenziato perché, secondo l’azienda, non ha più l’abilitazione, può fare ricorso, attraverso l’art 18, per essere riassunto. Perché è stata l’azienda a creare un danno diretto al lavoratore».
Quindi la causa può essere fatta da un singolo lavoratore, non da tutti contro tutti i licenziamenti?
«Bisogna essere estremamente chiari. Le motivazioni dei licenziamenti collettivi non sono valutate dal giudice. Non si può contestare dinanzi al giudice il se e i numeri del licenziamento, questo lo dice la Cassazione, con sentenze ormai consolidate. Ripeto, si può contestare il rispetto della procedura e come sono stati scelti i criteri. Perché le lettere di licenziamento sono individuali».
Che cosa dovrebbero fare i lavoratori di Meridiana?
«Non voglio entrare nel merito. Ho letto la proposta del Governo. È chiaro che ci sono lavoratori che sanno che, nell’arco degli ammortizzatori sociali, possono andare in pensione. Ci sono poi lavoratori che hanno già, magari, la possibilità di un’altra occupazione e potrebbero essere interessati a uscire, anche perché chi li assume avrebbe sgravi fiscali. Ci sono poi tanti che hanno interesse a non essere licenziati e che non vogliono andare in Air Italy. È un mondo variegato. Magari, un pilota giovane ha un minimo di fiducia nel futuro perché sa che il mercato del trasporto aereo è in crescita; un contabile di 50 anni avrà maggiori difficoltà a ricollocarsi».
Bisogna decidere in fretta.
«In questi mesi le procedure di mobilità sono aumentate tantissimo. Perché c’è la deadline del 31 dicembre 2014, data dopo la quale scatta la legge Fornero. Fino a quella data, gli anni di ammortizzatori sociali sono tanti; dopo scendono, dal 2017 spariscono così come sono ora. Credo che, proprio per questa ragione, la tempistica di Meridiana non sia casuale».
Come valuta la bozza del Governo?
«Vedo un’ipotesi di accordo non facilmente digeribile dai lavoratori e dai sindacati. Nelle procedure di mobilità il punto forte è la chiarezza, solo quella risolve definitivamente il problema. Se si dice, “oggi i licenziamenti sono per i pensionabili e per i volontari, e poi si vedrà”, diventa difficile capire e accettare l’intesa».
Che cosa dovrebbe fare Meridiana?
«Se c’è chiarezza sul numero dei dipendenti che l’azienda vorrebbe passassero da Meridiana ad Air Italy -e anche le condizioni economiche e normative (ad esempio riconoscimento anzianità) da negoziare sindacalmente - allora i lavoratori potrebbero fare le loro valutazioni con cognizione di causa». (g.pi.)
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