La Nuova Sardegna

L’ultima di Charlie: «Sono tanto malato»

di Mauro Lissia
L’ultima di Charlie: «Sono tanto malato»

In pensione senza aver mai lavorato, affida la difesa ai suoi legali: «Assediato dai media, non riesco più a vivere»

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CAGLIARI. Patologie psichiatriche: ancora una volta è con un problema di salute che Carlo Cani, l’ormai celebre Charlie Dogs, cerca di sfuggire all’assillante attenzione mediatica che la sua uscita di lunedì scorso sulla Nuova Sardegna («in pensione senza aver quasi mai lavorato») ha sollevato in Italia e non solo. In silenzio da giorni, respinto ogni invito a talk show e telegiornali, Cani ha affidato a una nota concordata con gli avvocati Massimo Madau e Laura Faggioli - diffusa dall’Adnkronos - la risposta a chi vorrebbe da lui una spiegazione: «Da parecchi anni sono affetto da profondo malessere e patologie psichiatriche che si sono aggravate per motivazioni di carattere economico - è scritto nella nota - in particolare l'esiguità della mia pensione, 980 euro mensili, a fronte delle correnti spese per medicinali e quant'altro occorra per la gestione quotidiana di una grave forma di depressione cui sono affetto, ha fatto sì che avessi la possibilità di integrare il reddito per il tramite di un racconto volutamente provocatorio e mistificante». L’ex minatore dunque sperava di trarre, successivamente, qualche vantaggio economico dalla notorietà derivante dalla sua vicenda, anche se sempre attraverso l’Adnkronos i suoi legali precisano un’ora dopo il primo comunicato l’esattezza del contenuto riportato dalla “Nuova” e che l’ex minatore non ha ricevuto alcun compenso per l’intervista. Di certo, se vantaggi potevano esserci, Charlie Dogs non sembra riuscito a coglierli. Aggiunge infatti l’ex dipendente della Carbosulcis: «Ora non riesco più a vivere, anche stamattina i giornalisti erano fuori da casa mia. Non nascondo nulla, so solo che sono traumatizzato dal giorno in cui ho assistito all'incidente in miniera nel dicembre del 1989, quando al mio fianco morì un compagno di lavoro, schiacciato da un masso caduto dentro una galleria nella miniera di Seruci». Racconta ancora Cani: «Dopo il clamore suscitato dalla legittima indignazione dell'opinione pubblica - spiega -ho dovuto nuovamente far ricorso alle cure specialistiche e riprendere medicine, e da due giorni non vivo più». Cani precisa di aver «raccontato al giornalista quanto poi riportato, senza valutare le conseguenze che ne sono derivate, soprattutto in un contesto sociale ed economico disastrato come quello attuale del Sulcis-Iglesiente». Alla nota di Cani segue quella dei suoi legali, che dicono di essere in possesso di una perizia psichiatrica elaborata dopo l’incidente: «Sono le dichiarazioni rilasciate da un uomo adulto, ma fortemente provato dal trauma psichiatrico causato dall'aver assistito alla morte del suo compagno di lavoro e che ha lasciato tracce indelebili nella sua integrità psico-fisica e che lo hanno costretto a ricorrere alle cure di personale specialistico e all'assunzione di farmaci». Ancora i legali: «È il racconto di un uomo profondamente malato e depresso. È sufficiente sottolineare, in questa sede, quanto la depressione comporti stati di incontrollata euforia e di profondo malessere». Secondo gli avvocati Cani dice di sentire disagio quando squilla il cellulare «come quando squillava il telefono a casa dopo l'incidente in miniera nell'89». Peraltro a giudizio dei due avvocati «vi è stata l'invasione della privacy e, per di più, vi è anche il concreto rischio per l'incolumità personale del signor Cani il quale, da stamane (ieri) vive assediato da facinorosi, seppur legittimamente imbufaliti dalla notizia, con presidi sotto l'abitazione e all'interno del cortile, numerose e insistenti telefonate sull'utenza mobile, costringendolo a ricorrere ad un'altra utenza, generando un ulteriore stato d'ansia e di stress». I due legali spiegano ancora che «nell'evidenziare che Carlo Cani non rilascerà alcuna pubblica dichiarazione e tanto più disconoscerà quanto gli verrà attribuito fin da questo momento, chiede cortesemente di essere dimenticato e di poter tornare alla sua vita normale e curarsi appropriatamente della gravi patologie cui è affetto». L’ultimo pensiero è per i lavoratori del Sulcis: «Sono profondamente prostrato dopo l'esposizione mediatica di questi giorni. Mi scuso con i vecchi colleghi e con le persone che soffrono e lottano per mantenimento del posto di lavoro per aver turbato e involontariamente offeso la dignità dei lavoratori».

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