Operai e sindacati Carbosulcis: non difendiamo gli indifendibili
CAGLIARI. Il caso di Carlo Cani ha scosso le migliaia di lavoratori onesti del Sulcis Iglesiente. Dalla Cgili, firmata dal segretario Francesco Garau, arriva così una lettera aperta di analisi e...
CAGLIARI. Il caso di Carlo Cani ha scosso le migliaia di lavoratori onesti del Sulcis Iglesiente. Dalla Cgili, firmata dal segretario Francesco Garau, arriva così una lettera aperta di analisi e commento sulla vicenda. «Il vero lavoro di tanti sardi e di tanti italiani è quello fatto di sacrifici e di sudore e talvolta, purtroppo, anche di morte in cantiere – spiega il dirigente sindacale a nome dei minatori – Però capita che dalle sfarzose sedi della classe politica si esprimano considerazioni, si diano giudizi, si prendano posizioni che poco hanno a che vedere con la realtà vissuta dalla grande maggioranza degli operai». Secondo Garau, infatti, il Sulcis Iglesiente è caratterizzato da una storia mineraria, nei suoi risvolti più ampi, che potrebbe essere svilita «non perché "il furbo" di turno ne infanga la memoria, ma perché in questa Italia non si riesce a valorizzare il patrimonio di idee, cultura, storia che possediamo». «La Carbosulcis è l'ultimo presidio minerario nazionale e a breve verrà cancellato perché non i minatori ma chi aveva la responsabilità di governarlo non è stato in grado di trasformare il sacrificio in opportunità, e invece ha trasformato al contrario solo l'opportunità in clientelismo – attacca Garau – Accade così che diversi soggetti politici, che fino a poco tempo fa facevano demagogia nelle più svariate forme per attrarre del consenso elettorale, oggi gioiscano per il documento della Comunità europea che sentenzia la chiusura della miniera di Nuraxi Figus, cioè della Carbosulcis. Non si fanno indagini approfondite per capire come sono stati spesi i soldi pubblici erogati negli anni. Né si verifica ciò che si sarebbe potuto fare per valorizzare quella risorsa energetica chiamata carbone: si è scelto di denigrarla, di renderla sporca oltre ogni limite realistico e documentabile».
Troppo spesso, per il dirigente della Cgil, «si fanno disquisizioni sui motivi per cui il sindacato difende certe posizioni, oppure difenderebbe certi lavoratori che fanno i "furbi" sulle spalle d'altri». «Invece questa è la dimostrazione di come il sindacato dei minatori, cioè di quei lavoratori che non vogliono venire denigrati a causa dei furbi di turno, sia capace di prendere le giuste distanze da certe situazioni create da poche persone scaltre che sviliscono se stesse e l'intero mondo del lavoro – rileva Garau – Il sindacato pone sempre sul tavolo delle vertenze alternative alle dismissioni dei siti. Avanza richieste di dialogo che spesso vengono rifiutate senza avere avuto l'opportunità di instaurare un confronto vero e costruttivo. Non vogliamo perciò difendere gli indifendibili. Chiediamo che venga creato lavoro. Vogliamo dignità, non la riduzione dei diritti. E il nostro sindacato contrasta la politica dell'assistenzialismo e degli ammortizzatori sociali: non appartengono alla storia dei minatori che hanno sacrificato anche la loro vita protestando contro condizioni di vita durissime». «Questa è l'Italia di cui ogni tanto si dovrebbe parlare – conclude – E questi sono i temi da approfondire»
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