La Nuova Sardegna

Camorra, soldi riciclati tra gli indagati c’è Cicu

di Mauro Lissia
Camorra, soldi riciclati tra gli indagati c’è Cicu

L’ex sottosegretario alla Difesa è finito in una inchiesta della Dda di Cagliari è accusato di avere legami con la società che ha venduto un resort ai Casalesi

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CAGLIARI. L’accusa è pesantissima: riciclaggio di denaro proveniente da traffici di droga gestiti dai clan camorristici dei Casalesi e dei D’Alessandro. L’indagato numero uno è Salvatore Cicu, europarlamentare berlusconiano, ex sottosegretario alla Difesa, avvocato e titolare di uno studio legale a Cagliari. Per il Gico della Guardia di Finanza il potente politico quartese, più volte indicato come possibile candidato alla presidenza della Regione sarda, sarebbe stato insieme all’ex sindaco di Sestu Luciano Taccori uno dei soci occulti della “Tu.ri.cost srl” costituita nel 2001 con sede a Sestu, amministrata dal consigliere comunale sestese Paolo Cau, che secondo l’accusa avrebbe ceduto ai camorristi il resort S’Incantu realizzato a Villasimius per un milione di euro, incassati in contanti e soprattutto con la piena consapevolezza della provenienza. A confermarlo il fatto, accertato dalle Fiamme Gialle, che a portare a Cagliari una parte dei soldi, 400 mila euro chiusi in una borsa, sia stato il noto camorrista Gennaro Chierichia, rimasto successivamente ucciso in un agguato a Gragnano, in provincia di Napoli. Altri soldi sono arrivati in Sardegna, secondo l’indagine, attraverso un giro di società organizzato per schermare l’operazione illegale. Cicu, Taccori e Cau sono esponenti di Forza Italia e hanno ricevuto quasi in contemporanea un avviso di garanzia firmato dal gip di Cagliari su richiesta del pm Emanuele Secci, sostituto della Direzione distrettuale antimafia. A Cicu il provvedimento è stato comunicato prima al telefono, perché i militari si sono presentati alle nove del mattino al suo studio di via Pitzolo, a Cagliari, ma lui era a Strasburgo. Doveva rientrare oggi per un convegno pomeridiano organizzato a Quartu, ha preso il primo aereo disponibile e poco prima delle 19 si è precipitato agli uffici delle Fiamme Gialle per formalizzare la notifica e ritirare gli atti del procedimento. Subito dopo ha raggiunto il proprio studio per parlare con il collega Giuseppe Farris, che potrebbe essere il suo difensore. Taccori sarà difeso dall’avvocato Luigi Porcella, Cau da Gianluca Aste.

La contestazione contenuta nel provvedimento riguarda anche il trasferimento fraudolento di valori, l’impiego di denaro e di beni di provenienza illecita e la turbativa d’asta con l’aggravante del metodo mafioso, reati gravissimi per i quali comunque non è stato ritenuto necessario l’arresto degli indagati. Con gli avvisi di garanzia – che sono in tutto 17 e comprendono il consigliere regionale campano Luigi Passaniello (Fdi) e personaggi conosciuti negli ambienti giudiziari di Napoli e di Caserta – il Gico del nucleo di polizia tributaria ha notificato decreti di sequestro riferiti a sette aziende, 40 fabbricati e otto terreni a Cagliari e in Campania. Fra questi il resort S’Incantu, quote societarie, azioni per circa 20 milioni di euro e 70 conti correnti bancari. Per Cicu è scattato il sequestro di un appartamento a Cagliari.

Le indagini della Guardia di finanza sono partite nel 2010 da una sequenza di operazioni societarie compiute nel settore immobiliare turistico. Seguendo il flusso del denaro gli uomini del Gico hanno messo insieme documenti e atti utili a ricostruire una gigantesca attività di riciclaggio e reimpiego di denaro sporco proveniente dal traffico internazionale di stupefacenti e dall’evasione fiscale di personaggi vicini ai clan camorristici dei Casalesi e dei D’Alessandro. Nel corso di una conferenza stampa la Finanza ha spiegato che l’operazione portata a termine, la più ampia in materia di antiriciclaggio mai eseguita in Sardegna, certifica quanto sia alto l’interesse dei clan camorristici sull’isola. Stando a quanto ricostruito dalle indagini, nel 2001 è stata costituita una società in Sardegna con amministratore Cau il quale figurava anche come unico socio. In realtà, come dimostrato dagli accertamenti bancari, l’impresa - che puntava ad acquistare terreni edificabili per la realizzazione di un resort - aveva due soci occulti: Cicu e Taccori. Dopo le prime acquisizioni, uno dei soci non sarebbe riuscito a sostenere l’investimento ed è a questo punto che entrano in scena i campani. Questi ultimi, attraverso un vorticoso giro di denaro contante e di quote societarie, entrano nell’investimento versando nelle tasche dei soci sardi oltre un milione di euro. Nel 2003 la società Tu.ri.cost trasferisce la sua sede ad Aversa (Ce) e da quel momento, stando all’indagine, finisce sotto il controllo della camorra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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