Legge di stabilità, oneri per 31 miliardi
La manovra approda alla Camera. E in settimana il governo risponderà alle obiezioni della Ue
ROMA. Trentuno miliardi. A tanto ammontano gli «oneri da coprire» della legge di stabilità 2015. Una differenza di cinque miliardi circa rispetto alle slide illustrate dal premier Matteo Renzi e dal documento pubblicato sul sito del ministero dell’Economia, che - viene spiegato da fonti parlamentari e di governo - includerebbero nel conto anche gli effetti finanziari del decreto legge Irpef (il primo provvedimento sul bonus 80 euro), facendo così lievitare il conto a quota 36. Il testo della legge di stabilità, depositato alla Camera, inizierà l’iter la prossima settimana con le audizioni che sono in calendario da giovedì. E sempre la prossima settimana l’Italia risponderà alla lettera di chiarimenti inviata dalla Ue giovedì scorso.
L’intesa raggiunta a Bruxelles, e che prevede una correzione aggiuntiva del deficit di 0,2 punti di Pil (per un totale quindi di 0,3), sarà onorata utilizzando circa 3 miliardi dei 3,4 già appostati in un fondo nelle pieghe della legge di stabilità. Dopo aver chiuso la partita oltralpe, si aprirà dunque quella in Parlamento dove il primo ostacolo sarà il vaglio della pertinenza dei contenuti delle misure.
Ad un esame approfondito infatti è probabile che venga individuato un pacchetto di norme da stralciare a causa dell’estraneità della materia. Dopodichè, una volta esaurita la pratica delle audizioni, si entrerà nel vivo della battaglia parlamentare con gli emendamenti, la cui scadenza per la presentazione potrebbe essere fissata alla fine della prima settimana di novembre. Tra i capitoli che saranno affrontati ci sarà sicuramente quello degli Enti locali. Sul tavolo il taglio da 4 miliardi che tocca le Regioni: riunioni sono attese nei prossimi giorni ma - secondo quanto viene riferito da fonti ministeriali - i governatori sarebbero consapevoli di non poter evitare una sforbiciata di 3 miliardi di euro e dunque la trattativa starebbe ruotando intorno a un miliardo.
Due le strade proposte per raggiungere il target fissato da Palazzo Chigi: quella che punta sui costi standard e quella che chiede di mettere in capo un’operazione di ristrutturazione del debito sul lungo periodo. Soluzione, quest’ultima, che però non troverebbe il consenso da parte del governo perchè aumenterebbe l’indebitamento senza avere effetti utili.
Altro tema, sul quale le minoranze Pd promettono battaglia, è quello delle risorse per i nuovi ammortizzatori sociali previsti dal jobs act. Soldi che - hanno sempre detto i parlamentari Dem più critici nei confronti della riforma del mercato del lavoro - devono essere aggiuntivi rispetto a quelli stanziati finora. Una certezza che si potrà avere solo quando saranno diffuse le tabelle dettagliate della legge di stabilità. E che comunque sarà oggetto del confronto fra il governo e i sindacati (ai quali non piace anche il taglio dei 150 milioni ai patronati) in agenda per domani.
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