Il segretario è Soru con il 51,2 % dei voti
Scarsa partecipazione in tutta l’isola, poco più di 40mila persone alle urne A Sassari l’area che ha sostenuto il sindaco fa arrivare primo Angioni in città
CAGLIARI Renato Soru vince, scontato, ma non stravince. Con sette anni di ritardo, è lui il nuovo segretario regionale del Pd sardo. Il 51,2 per cento è la soglia che ha conquistato nelle primarie aperte di domenica e più affollate del previsto: hanno votato in 40mila, due volte e mezzo gli iscritti al partito. Staccati gli altri due candidati: 36,7% Ignazio Angioni, 12,1% Thomas Castangia.
La vittoria dell’europarlamemtare è netta anche nei numeri assoluti: oltre 6mila i voti di differenza con il secondo classificato, 16mila sul terzo. Ma il suo correntone poteva fare di più. L’europarlamentare era sostenuto come non mai da pezzi da novanta: Antonello Cabras, presidente della Fondazione Banco di Sardegna e tra l’altro chi l’aveva sconfitto nel 2007 per la leadership del Pd regionale, Silvio Lai, segretario uscente, Paolo Fadda, ex sottosegretario, Francesco Sanna, deputato, e Gianfranco Ganau, presidente del Consiglio regionale.
Uno squadrone accreditato anche del 58%, ma non è stato così, ha ottenuto poco più della metà di chi si è presentato ai gazebo. Il che vuole dire: nell’assemblea regionale del partito, Soru avrà la maggioranza (82-83 seggi) ma potrebbe non bastargli se, come dicono sottovoce alcuni, ci potrebbero essere delle defezioni – leggi passaggio al volo di corrente – in Gallura.
Nelle province. Sette a uno per Soru nei confronti di Angioni, che è riuscito a conquistare il podio solo in Ogliastra. La provincia in cui l’ex presidente della Regione è andato meglio è quella del Medio Campidano, con la città natale, Sanluri, a tirargli la volata: 53, 3. Oltre la percentuale regionale anche nel Nuorese e Oristano. Bene nel Cagliaritano, nel Sassarese e anche in Gallura, provincia in cui il distacco è stato di quasi 2mila voti. Nelle città.
A Cagliari e Sassari, è andato meglio Ignazio Angioni, che forse ha potuto contare di più sul movimentismo dei circoli, degli ex Diesse e qualche diaspora interna, semmai onda lunga degli ultimi confronti aspri per le recenti amministrative. Potrebbe essere il caso di Sassari, dove l’effetto di rottura del sindaco Nicola Sanna (anche se non si è schierato) e che a suo tempo aveva messo in difficoltà l’apparato del partito, stavolta potrebbe aver giocato a favore del senatore Angioni. Che però a Oristano è andato peggio del previsto fino a essere superato per la seconda piazza da Castangia. Gli schieramenti.
Detto che Soru era sostenuto dal correntone sardo, Ignazio Angioni poteva contare sugli ex Diesse, buona parte del Pd della Gallura, i fedelissimi del sottosegretario Francesca Barracciu e i popolari di Tore Ladu. Anche questo era un correntone molto affollato, ma è stato triturato da quello più potente del vincitore delle primarie. Da solo ha corso il terzo classificato, Thomas Castangia, segretario provinciale uscente, e con dalla sua la corrente di Pippo Civati, la minoranza del partito anche a Roma, in quello che ormai è un confronto serrato col segretario nazionale, Matteo Renzi. L’assemblea. Soru, come scritto, avrà la maggioranza dei 160 delegati.
Di pochi voti, comunque, e in questo sarà molto simile a quella del 2009, quando fu eletto Silvio Lai. Anche allora lo scorto fu di pochi seggi e va detto che più volte – almeno stando alle cronache degli anni successivi – quel vantaggio appena risicato si è fatto sentire nei momenti più difficili del partito. Soru si troverà nella stessa situazione, ma sembra intenzionato da subito a ricompattare il Pd sardo: «Tutti insieme – ha detto a caldo – dobbiamo riportare la politica fra la gente e il partito nelle case dei sardi». Sarà questa la missione per i prossimi tre anni.
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