Rob Mazurek, jazz stellare
Il trombettista di Chicago ha inaugurato domenica il Jazzino
CAGLIARI. Pulsazioni stellari. Con il repertorio tratto dall’album di debutto (2013) del Pulsar quartet il leader, il cornettista di Chicago Rob Mazurek, autorevole esponente della nuova scena jazz americana domenica sera ha inaugurato in modo sontuoso il jazz club Jazzino nel centro della città. Uno spazio dedicato all’ascolto che restituisce un’atmosfera di complice intimità tra pubblico e musicisti, come da tempo non accadeva. E quale miglior musicista poteva battezzare meglio questo spazio se non Mazurek? Un estimatore della Sardegna dove è stato spesso ospite del festival di Sant’Anna Arresi (nel settembre del 2013 ha scelto gli scogli e il mare di Portopino come cornice per il suo matrimonio) ricambiato da un seguito di fans che amano la geniale versatilità di questo trombettista fondatore di diversi gruppi, assai diversi tra loro: dalla Exploding Star Orchestra al Sao Paulo Underground. Con quest’ultima formazione ha pubblicato questi giorni una coinvolgente “Return The Tides”, suite di in cui i groove funky si fondono in modo alchemico con i ritmi carioca.
Musicista senza limiti e di magnifica verve creativa passa dai large ensemble alle dimensioni più raccolte del quartetto in cui riversa la sua esperienza di esploratore dei territori contigui al jazz con una limpida passione avantgarde. Come è il caso del solido Pulsar quartet formato da musicisti a cinque stelle come il fido bassista Matthew Lux, il mago di pattern e drumming John Herdon e soprattutto la potentissima pianista Angelica Sanchez, vero alter ego del trombettista che interpreta in modo perfetto il mood di Mazurek che lancia le sue invenzioni musicali come fossero onde che si allargano dentro l’acqua dopo il lancio di un sasso. Una musica che cresce progressivamente a cerchio. Quasi una citazione jazz del raga indiano. O meglio, proprio pulsazioni stellari. “Stellar pulsations” che evocano spazi siderali e viaggi nel tempo. Inizia a ritmo quasi di fanfara con “Primitive Jupiter” e continua con il seminale “Magic Saturn” (lo scorso anno a Sant’Anna Arresi tema di una suite in otto parti da leggenda). Poi è un tuffo vertiginoso in atmosfere di blues estremo in “Spiritual Mars” e “Twister Uranus” che ritorna trasfigurato anche alla fine del set dove trovano parte ancora una “Simple song” e l’avvolgente e meditativa “Folk song Naptune”.
Ancora grande jazz, oggi e domani: dalle 21 il trio dell’emergente sassofonista James Brandon Lewis, con Dominic Fragman alla batteria e Max Johnson al basso. Presenterà “Divine Travels”.
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