La Nuova Sardegna

L’isola anni Sessanta Un mondo alle soglie della modernità

di ALBERTO CAPITTA
L’isola anni Sessanta Un mondo alle soglie della modernità

di ALBERTO CAPITTA Da Alberto Lamarmora a Paul Valéry, da Jhon Warre Tyndale ad Antonio Bresciani: c'è stato un secolo, l'Ottocento, durante il quale la Sardegna fu percorsa in lungo e in largo da un...

5 MINUTI DI LETTURA





di ALBERTO CAPITTA

Da Alberto Lamarmora a Paul Valéry, da Jhon Warre Tyndale ad Antonio Bresciani: c'è stato un secolo, l'Ottocento, durante il quale la Sardegna fu percorsa in lungo e in largo da un movimento di viaggiatori venuti da ogni parte d'Europa per studiarla. “Viaggiatori dell'800 in Sardegna” si usa definirli ed è consuetudine con questo sottintendere: venuti in pace. Del tutto estranei dunque alla tradizione storica sarda che vuole solo minacce e lutti dal mare e sfruttamento e consumi e abusi. Un drappello di appassionati che, armati di cannocchiali, sestanti, asticelle graduate e retine acchiappafarfalle, scorrazzò per l'isola nell'arco di quei cento anni con l'intento di classificarne le specie animali o di misurare l'estensione dei fiumi o la natura dei boschi. Viaggiatori che trascorrevano le loro notti all'addiaccio o all'interno di una rarissima e poco confortevole locanda, dipingendo a lume di candela, sui loro taccuini, gli uccelli e i fiori di cui volevano rendere testimonianza. Dai loro resoconti viene fuori l'immagine di un'alba del mondo e di una terra colta all'apice del suo splendore. Una terra dove ogni angolo profumava di viaggio e di scoperta e dove la luce e gli orizzonti davano origine a una continua schiusa di colori. Ai loro occhi quel paradiso di scienze naturali dovette apparire come l'affresco di un luogo primitivo, un luogo incastonato nel Tirreno come la pietra nel suo anello, un turbine di foreste e trampolieri conservato dai secoli perché loro potessero esplorarlo e farne l'oggetto inviolato delle loro ricerche.

Certo, a pensarla così la Sardegna sembrerebbe davvero il luogo incantato. Ben presto però quei visitatori attenti non mancarono di scoprire che le tinte fosche di quel quadro erano state tutte riservate alla popolazione. Ridotta in stracci dalla Storia la popolazione sarda era un grumo di miseria e malattie. Ascessi e ragadi disegnavano il volto degli abitanti che nulla potevano contro scorbuto e vaiolo. Flagelli che, con tifo, scabbia e gotta, contribuivano a comporre il paesaggio del lazzaretto Sardegna. Era il paesaggio di quel secolo ma non solo. Fame e stenti abitarono l'isola anche per una certa parte del '900. Ma ciò che più la martoriava, che arrivava con la sua veste da spettro a inzuppare di febbre le notti e le lenzuola dei sardi era la Anopheles labranchiae, la zanzara della malaria. Era lei la vera signora del posto. Si levava dalle melme all'imbrunire e volava a bacare con la sua saliva il futuro delle famiglie. Davanti a un simile danno l'unico rimedio era quello di tenersi lontani dalle acque ferme, spopolare i litorali, guardarsi dai miasmi. Ciononostante la malattia colpiva e lo ha fatto con matematica regolarità, scrivendo pagine di lutto per decenni e lasciando disabili gli scampati.

A tutto ciò, in un modo o nell'altro, si pose rimedio un giorno e il morbo fu finalmente debellato intorno alla seconda metà del secolo scorso. Le acque tornarono a farsi amiche e un imbrunire non più infido andò a posarsi sulla pelle e sugli occhi della gente. In Sardegna iniziava una s. tagione irripetibile.

Quando Alois Ottiger vi è approdato per la prima volta ha trovato un'isola nel suo stato di grazia, un'isola appena guarita e dalle bellezze intatte. Il male, paradossalmente, l'aveva conservata immacolata, mantenendo deserte le sue coste. Come quei viaggiatori antichi Alois Ottiger vi è sbarcato attirato da un sentore di scoperta. Come quelli avevano disteso i loro acquerelli lui dispiegava i suoi obiettivi. Le foto di questo libro ci parlano di questo: della felicità del fotografo che si muove tra i canneti allagati, per strade piovose, per campagne senza fine. Come un insetto nell'oceano di fiori la sua auto si è perduta nei prati del 1964 e pare di vederla. Prati lontani cinquant'anni dunque e offerti in queste pagine col pudore di una memoria privata. Immagini spesso riprese dall'alto o alle spalle delle persone e che ci parlano di un ragazzo che si avvicinava alle cose e alla gente con discrezione, timoroso soprattutto della sua invadenza, osservatore di una realtà che andava riempiendogli gli occhi di vestiti, di animali, di ombrelli. La Sardegna bagnava le sue iridi e lui la ripagava con la sua poesia, poiché niente vi è più poetico di un viaggiatore che se ne va a spasso per il mondo alla ricerca della grazia. Questa grazia Ottiger l'ha trovata in Sardegna, una terra sorpresa in un istante fatale, salvata da un flagello e non ancora violata dal cemento e dal turismo dissennato degli anni che seguiranno. Perché da allora molto è cambiato. Liberata dal suo morbo naturale l'isola ha dovuto sopportare una nuova calamità, la rapina delle proprie coste rese salubri dalla disinfestazione. Ma prima che ciò accadesse, prima che le costruzioni le spuntassero sopra come butteri sfregiandone gli arenili e tempestendole il corpo come l'attacco di una nuova zanzara, l'isola ha galleggiato per qualche anno in una pace mai più ritrovata. Per fortuna non tutto è andato perso e ancora oggi è possibile scoprire angoli di puro incanto. Ed è possibile trovare persone che quegli angoli appena scoperti non vogliano comprarli o barattarli o recintarli o lottizzarli ma semplicemente celebrarli, perché è ciò che fanno alcuni: scoprono angoli di bellezza inviolata e li celebrano. Nessun altro interesse che quello. Visitatori che arrivavano e che arrivano sull'isola per cantarla, per cantarne la luna e il cavallo, la pietra e la ghianda; visitatori la cui morale ha attraversato il tempo e che legati in un unico filo rosso potremmo definire "Viaggiatori d'ogni tempo in Sardegna". Sottintendendo con questo: venuti in pace.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Commercio

Bufera nell’ex Carrefour – gruppo Gs, il presidente attacca i dipendenti: «Il cattivo andamento è anche colpa loro»

Le nostre iniziative