La Nuova Sardegna

La protesta non si ferma: oggi la visita ai minatori

di Giampaolo Meloni
La protesta non si ferma: oggi la visita ai minatori

I due dipendenti restano sulla torre dell’aeroporto di Olbia a 30 metri di altezza Una delegazione di esuberi incontrerà a Lula i lavoratori barricati nella galleria

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OLBIA. Oggi un altro abbraccio tra i disperati della Sardegna: caschi gialli e magliette rosse si uniranno in un gesto di solidarietà reciproca per cercare una strada che restituisca una prospettiva di lavoro sia ai minatori e ai giovani di Lula, sia agli esuberi di Meridiana. Una delegazione dei dipendenti della compagnia aerea raggiungerà in giornata la galleria di Sos Enattos per stare accanto ai minatori in sciopero, e loro, i padroni di casa che in queste viscere fredde e umide hanno trascorso la vita, ricambieranno, convinti che tutte le buste paga debbano essere salvate per oggi e per domani. La vertenza che cerca di salvare i 1634 esuberi della compagnia aerea potrebbe essere il catalizzatore della grande questione sarda del lavoro che non c’è, portando tutte le iniziative in un solo contenitore di mobilitazione. È stato detto più volte nelle manifestazioni di protesta e sensibilizzazione messe in campo sabato, in varie città italiane e a Olbia, al mattino nella piazza Regina Margherita e in serata in una festa organizzata nei cento metri di spazio ritagliato nell’area pargheggi dell’aeroporto Costa Smeralda, ai piedi della torre dell’illuminazione che ospita a trenta metri d’altezza da ormai 19 giorni Andrea Mascia e Alessandro (Sax per i colleghi di lavoro) Santocchini. Proprio lui, l’assistente di volo, è stato protagonista di una breve parentesi affettuosa nella tarda mattinata di ieri, quando sono venuti a fargli visita la moglie e i loro bimbi. Santocchini non ha resistito, pur nel timore di trovarsi bloccata la risalita, ha sceso rapidamente la scaletta della torre e ha stretto in un lungo abbraccio i propri familiari. Si è trattenuto pochi minuti, affacciandosi dal tettuccio del parcheggio, senza osare di più. Poi è tornato nel cestello, con il collega, a proseguire una battaglia che nel doloroso countdown verso il traguardo della decisione ultima dell’azienda, conta oggi -43.

Uno spazio ridotto di tempo che tuttavia non scoraggia i dipendenti di Meridiana: «Stiamo lavorando a un piano industriale, sarà la nostra controproposta all’azienda, chiediamo a tutti i dipendenti di dare il proprio contributo per costruire il migliore programma di ripresa», rilancia Mascia. Il nodo del problema resta quello della unicità d’impresa. I lavoratori contestano la distinzione tra Meridiana e Air Italy: si tratta della stessa azienda, perché i servizi dell’una e dell’altra si integrano, è il loro parere. Perciò oppongono un muro invalicabile al passaggio dagli organici dell’azienda madre a quelli del vettore controllato, dove il personale ha costi inferiori.

L’Aga Khan ha ricapitalizzato negli ultimi cinque anni i bilanci aziendali, con investimenti rilevanti. Ma lo scenario di crisi permane e non sono pochi ad attribuirgliene le responsabilità, come ha fatto ieri il quotidiano il manifesto titolando “L’Aga Crack” la pagina che alla vicenda ha dedicato ieri. Solidarietà ai lavoratori di Meridiana è stata deliberata da Sardigna Natzione indipendentzia, che propone la nascita di una flotta nazionale sarda dal nome “Avesarda”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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