La Nuova Sardegna

In miniera l’abbraccio tra i lavoratori in lotta

di Paolo Merlini
In miniera l’abbraccio tra i lavoratori in lotta

Gli esuberi Meridiana incontrano i minatori a 80 metri di profondità: «L’emergenza occupazione deve diventare la priorità per la Sardegna»

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La crisi economica della Sardegna avvicina mondi che in tempi normali non si sarebbero neppure sfiorati, se non proprio ignorati. Come i lavoratori del cielo che sovrasta l'isola e quelli del suo sottosuolo. Ieri mattina dieci rappresentanti dei 1634 esuberi Meridiana sono scesi a ottanta metri di profondità nella miniera di Lula per un abbraccio ben più che simbolico con i sette minatori che da giovedì scorso hanno scelto di asserragliarsi nelle viscere di Sos Enattos. Lo fanno per difendere il posto di lavoro, minacciato dall’esternalizzazione delle bonifiche nella miniera, anche a nome dei loro colleghi che presidiano l'ingresso del pozzo. Sono venticinque in totale, hanno un’età media attorno ai cinquant'anni e un’anzianità lavorativa superiore ai venti. Fa eccezione Piero Piras, da 39 anni a Sos Enattos: ha cominciato a lavorare in miniera che ne aveva diciassette, nel 1975. O Paolo Calia, geologo, che dirige la miniera ed è qui da almeno trent’anni. «Dobbiamo essere uniti – ha detto uno dei sette minatori rinchiusi nel pozzo, elmetto in testa e il volto coperto da un passamontagna, rivolgendosi a piloti e assistenti di volo – voi che lavorate sopra il suolo e noi che lo facciamo nel sottosuolo». «La vostra lotta è la nostra lotta», ha risposto il comandante Maurizio Di Procolo che parlava a nome della delegazione degli esuberi Meridiana.

Lenzuola alle finestre. Lula è stato il primo paese in Sardegna a esporre lenzuola bianche alla finestre delle case per solidarietà con i lavoratori Meridiana. «Vi ringraziamo immensamente per questo – ha detto Di Procolo – chiediamo a tutti i sardi di fare altrettanto, non solo per noi di Meridiana, ma per tutti quanti nell’isola vedono cancellato il proprio futuro. Oggi coloro che hanno potere decisionale si comportano come ragionieri – ha continuato il comandante Meridiana – giocano con i numeri, ma dietro i numeri ci sono famiglie, che portano ricchezza, che non è solo potere d’acquisto, ma anche conoscenza. La stessa che ci sta dando le energie e le idee per portare avanti questa battaglia. In ballo non c’è solo il futuro di 1634 lavoratori di Meridiana ma anche di voi minatori, dei dipendenti dell’ospedale di Tempio minacciato da un forte ridimensionamento, dei pastori. La nostra deve diventare la vertenza di tutti, una vertenza per il futuro della Sardegna»

«Il fatto più grave – ha continuato Di Procolo – è che il lavoro c'è: non chiediamo assitenzialismo, sovvenzioni o aiuti umanitari. C'è per tutti noi, è il sistema che è malato, perché si gioca con i numeri e non con le potenzialità della Sardegna, che sono spaventosamente grandi rispetto a quelle utilizzate. E non parlo solo del turismo costiero. Vogliono svendere altri pezzi dell’isola agli arabi, o utilizzare le miniere come depositi di scorie buttando fuori i lavoratori».

L’incontro decisivo. La protesta continua anche oggi, nel sottosuolo e alla luce del sole. Gli esuberi della compagnia aerea saranno a Tempio, per unire la loro protesta a quella dei lavoratori della sanità; i minatori di Sos Enattos andranno a Cagliari, al palazzo della giunta regionale, per incontrare il presidente Francesco Pigliaru e l’assessore all’Industria Maria Grazia Piras. È l’incontro decisivo per la vertenza dei lavoratori Igea, circa 250 in tutta la Sardegna, concentrati in particolare nell’Iglesiente. Nel Nuorese sono poco più di una cinquantina, tra Lula e Gadoni. Nel maggio scorso la Regione ha messo in liquidazione la sua società in house, negli anni passati al centro di inchieste su malversazioni giocate sulla pelle degli ultimi anelli della catena, i minatori, che per anni si sono dedicati alle bonifiche e alla messa in sicurezza delle miniere, chiuse alla fine degli anni Novanta.

Patrimonio dell’Unesco. «Le miniere fanno parte della storia della Sardegna, non devono morire», ha detto uno dei lavoratori asserragliati nel pozzo a Sos Enattos. «Sono state riconosciute come patrimonio dell’Unesco, non possono essere abbandonate». A 80 metri sottoterra c’è anche il sindaco di Lula, minatore anche lui, ora in aspettativa per il mandato elettorale. «Sos Enattos è un sito unico in Europa, qui è possibile assistere a ciò che è stato l’intero ciclo di estrazione e produzione dei metalli. La giunta Cappellacci ha aperto la gestione delle bonifiche ai privati, innescando una lotta fra poveri». Nel 2014 i lavoratori Igea non hanno ricevuto cinque mesi di stipendio. «Ma il vero problema è il futuro», dicono i minatori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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