La Nuova Sardegna

Convegno dei sardi emigrati Stessi temi dopo un secolo

di Antonio Meloni
Convegno dei sardi emigrati Stessi temi dopo un secolo

Cento anni fa le richieste al governo centrale dopo l’incontro a Roma Sassari ricorda l’evento con un incontro pubblico tra politici e studiosi

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Pur nelle mutate condizioni politiche internazionali, l’autonomia è ancora uno strumento efficace per garantire alle realtà periferiche pari opportunità rispetto a quelle centrali. Energia e trasporti, sviluppo e stato sociale, sanità e istruzione, sono temi delicati per regioni come la Sardegna che faticano a tenere il passo di quelle oltre Tirreno dove storie diverse e una differente economia hanno consentito, negli anni, lo sviluppo e la crescita di un’altra società. A distanza di un secolo dal primo congresso regionale sardo, celebrato a Castel Sant’Angelo nel maggio del 1914, la Fondazione Sardinia si interroga sul futuro dell’autonomia per capire se, in piena globalizzazione, ci siano ancora margini di manovra di fronte a una presenza europea sempre più soverchiante. Lo ha fatto nei giorni scorsi al dipartimento di storia e scienze umane dell’università di Sassari durante il convegno intitolato “Dal primo congresso degli emigrati sardi, il messaggio per il governo della Sardegna di oggi”.

Prendendo lo spunto dagli atti di quel convegno, un parterre composto da giuristi, storici e uomini politici, ha rilanciato le ragioni dell’autonomia sempre più minacciata dalla forza centripeta prodotta dall’integrazione europea. Le recenti dichiarazioni del ministro Maria Elena Boschi che, nei giorni scorsi, alla Leopolda, si è espressa molti chiaramente a favore della soppressione delle autonomie speciali acuiscono le preoccupazioni e confermano ciò che ormai appare come una tendenza generale. Certo è che scorrendo tra le righe degli atti del congresso del 1914, sembra davvero che nell’isola in cento anni non sia cambiato niente. «Fa paura – ha detto senza usare mezzi termini Gianfranco Ganau, presidente del consiglio regionale sardo – soffermarsi su alcuni passaggi di quel documento che descrive problemi e drammi ancora attuali, ma il timore più forte è che la nuova preoccupante forma di centralismo possa essere un serio ostacolo allo sviluppo equilibrato della nostra regione». Ci si chiede, allora, se non sia il caso di ridefinire i rapporti tra centro e periferia per rinforzare quel regime autonomistico che l’integrazione con l’Europa rischia di mettere seriamente in discussione. Omar Chessa (università di Sassari) getta acqua sul fuoco quando sostiene che la legge di riforma elaborata dal governo tende a conservare il regime autonomistico «Ma la situazione non è rosea – rimarca il costituzionalista – le risorse per le autonomie sono destinate a calare e le decisioni in materia di finanza pubblica, ora in capo alle autonomie locali, saranno sempre più accentrate». Paolo Fois (università di Sassari) propone con forza la necessità di elaborare un documento, una legge statutaria in cui «La si faccia finita una volta per tutte di interpretare l’autonomia in termini di mero privilegio e di rivedere i rapporti con il centro alla luce di esigenze oggettive avvertite dalla comunità internazionale per la salvaguardia della specialità e delle diversità».

Secondo lo storico Federico Francioni (Fondazione Sardinia), si dovrebbe recuperare l’idea progettuale che un secolo fa ha animato intellettuali della caratura di Francesco Cocco Ortu e rimettere al centro del ragionamento politico settori strategici come l’agricoltura e la piccola e media industria reinterpretandoli in termini di sostenibilità ambientale. Certo è che questo potrà essere fatto alla luce di una diversa progettualità realizzabile solo se, per dirla con le parole di Omar Chessa «Ogni euro speso in Sardegna sarà destinato alla formazione e all’innovazione». Temi e riflessioni che saranno ripresi e sviluppati in quello che a distanza di un secolo potrebbe essere il secondo congresso dei sardi a Roma.

C’è in animo, infatti, come ha annunciato in apertura di lavori Salvatore Cubeddu (Fondazione Sardinia) di ritornare a Castel Sant’Angelo per fare il punto sullo statuto a distanza di cento anni dal primo storico incontro organizzato dall’allora Associazione fra i sardi in Roma progenitrice dell’attuale sodalizio ribattezzato “Gremio dei sardi di Roma”. L’idea alla quale lavora la Fondazione è sostenuta, manco a dirlo, dall’università di Sassari, dalla federazione delle associazioni sarde in Italia e dall’associazione ex consiglieri regionali della Sardegna.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative