Paulilatino, l’assassino tradito dalle orme
Sequestrate scarpe ad alcuni compaesani. Continua l’esame dei filmati delle telecamere
PAULILATINO. Le impronte di scarpe. È su questo che si concentra il lavoro degli inquirenti che due giorni fa ne hanno sequestrato un paio che potrebbero essere molto più interessanti delle altre che sono state prelevate in questi giorni. Dopo un interrogatorio in caserma, sono state consegnate spontaneamente dall’uomo di Paulilatino. Non le hanno prese a tutti o al primo che capitava, ma a una persona che con certezza è stata nella casa dove si è consumato, nella notte tra giovedì e venerdì scorso, l’omicidio del pensionato Giovanni Casula.
Non è l’unico paio di scarpe che verrà esaminato con tecnologie scientifiche, perché, assieme a quelle del compaesano del servo pastore in pensione, i carabinieri della Compagnia di Ghilarza e quelli del Nucleo operativo, coordinati dai capitani Alfonso Musumeci e Sebastiano Battino, hanno preso anche le calzature indossate da altre persone che sono state sulla scena del delitto.
Nella casa di via IV Novembre erano entrati la sorella di Giovanni Casula, il figlio di quest’ultima, gli operatori del 118 e ovviamente gli stessi carabinieri. Il loro passaggio ha ovviamente contaminato la scena del delitto e quindi è ora necessaria una comparazione tra tutte le impronte trovate.
Da questa comparazione potrebbe dipendere molto dell’esito dell’inchiesta, mentre per ora la certezza è che quell’uomo sulla quarantina è stato certamente all’interno della casa, da dove sono stati prelevati anche altri oggetti che ieri sono stati raccolti per essere a loro volta esaminati alla ricerca dell’indizio decisivo.
Oltre alle tracce sul luogo del delitto, restano le telecamere. Non c’è solo quella del Banco di Sardegna nella via principale. A pochissimi metri dalla casa della vittima, uccisa a sprangate sulla testa, c’è anche un’altra telecamera di videosorveglianza: è quella della tabaccheria dove, scoperto il corpo pieno di sangue, la sorella della vittima si è rivolta immediatamente per chiedere aiuto.
Da questo incrocio di elementi gli inquirenti sono convinti che salterà fuori il nome giusto. E come si era capito sin dal primo momento, l’assassino non deve aver fatto molta strada per andare a massacrare Giovanni Casula né per ritornare verso la sua casa, magari nemmeno convinto di aver ammazzato la persona con cui aveva litigato poco prima. (e.c.)
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