Francesco De Gregori, successi rimessi a nuovo
Esce oggi “Vivavoce”, il disco con 28 brani che il cantautore ha inciso insieme con numerosi ospiti
ROMA. «La musica non si può chiudere in un museo»: Francesco De Gregori ne è convinto da sempre, come ben sa chi frequenta i suoi concerti, dove propone versioni sempre riarrangiate dei suoi brani, anche dei più celebri, con gaudio di alcuni e disappunto di altri. Oggi l'artista ha deciso di rivedere 28 brani del suo repertorio, comprese canzoni celebri come “Generale” e “Alice”, interpretata insieme a Luciano Ligabue, in una raccolta dal titolo “Vivavoce”. Sono 28 brani che coprono 40 anni di carriera e ospitano diversi omaggi, a partire da quello all'amico Lucio Dalla. Sul finire del brano “Santa Lucia” risuonano infatti le note di “Come è profondo il mare”. «A lui piaceva “Santa Lucia”, c'era - sottolinea - una spinta artistica forte al nostro incontro ed è stato inevitabile ricordarlo con l'unione di due canzoni che ci piacevano».
Per De Gregori, oggi che Lucio non c'è più «la cosa terribile è non poter più programmare una terza uscita insieme, sarebbe potuto ricapitare, magari a una festa in piscina della figlia di un ambasciatore o a un festivalino alle Tremiti».
Oltre all'amico, in questa raccolta il cantautore rende omaggio a due dei suoi miti musicali: a Leonard Cohen con “Il futuro”, cover di The Future, e a Bob Dylan con 'Fiorellino # 12&35'. In futuro De Gregori vorrebbe lavorare anche sulle traduzioni di Bob Dylan, «che per me è una specie di guru». Come il suo maestro «non stravolge ma interpreta il suo repertorio» con lo stesso spirito si è accostato ai pezzi della raccolta che esce oggi. «Su alcune ho dovuto lavorare di più: con “Alice” - spiega - non ce l'avrei potuta fare se non avessi avuto l'idea di chiedere a Luciano Ligabue di cantarla con me. L'incontro e lo scontro tra le nostre due voci riporta questa canzone alla contemporaneità, la tira fuori dalla nostalgia». Stesso discorso per “La donna cannone”: «L'ho completamente spogliata della ritmica e l'ho affidata a Nicola Piovani, perchè sapevo che sarebbe rimasto lontano da ogni forma di retorica orchestrale che la melodia insita nel pezzo inevitabilmente avrebbe potuto suggerire».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
